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Dopo
aver letto su di un quotidiano
l'articolo descrittivo della dimora
Bordigotta di Pompeo Mariani, insieme a
due amici decidiamo di telefonare al
numero indicato per prenotare una
visita.
La
disponibilità di Carlo Bagnasco,
Presidente della Fondazione dedicata al
Pittore, è stata davvero impagabile per
cortesia e precisione.
L'amore per
l'arte e l'ammirazione per l'Artista si
sono presto mescolati con la magia dei
luoghi e la fascinosa atmosfera del
passato che gli stessi suscitano.
Cominciando
la visita dal giardino della Villa, che
i giochi di luce tra gli ulivi, i
meravigliosi scorci del Paese vecchio e
gli splendidi panorami rendono fiabesca,
ben si comprendono le ragioni per il
quale Claude Monet volle posizionare il
suo cavalletto in quei luoghi.
Percorrendo quei sentieri
tra legni centenari impreziositi da
lussureggianti e profumati muschi pare
d'essere entrati in una magica foresta.
Certo degli
80 ettari originali del giardino
Moreno è rimasto poco, ma per fortuna
qualcuno stà impegnandosi molto per
riuscire a conservare al meglio quello
che l'uomo non ha ancora distrutto. La
grande terrazza a ponente regala ai
nostri occhi un panorama da cartolina
che da quella posizione fa dimenticare
la concitata frenesia con la quale si
anima quotidianamente la città, da lì
tutto sembra essere immobile.
E' poi
impossibile, osservando dall'esterno
Villa Mariani, non notare la splendita
balconata in ferro battuto del Mazzucotelli,
un Artista capace di rendere allo
sguardo leggerissima una materia tanto
pesante trasformandola in metallo
prezioso.
Il porporeo
bassorilievo in cemento di Marcello
Cammi, voluto dal Mariani all'ingresso
dell'atelier, testimonia la dote
artistica dell'autore bordigotto
apprezzata dal Maestro e oggi troppo
spesso dimenticata.
La preziosa
anticamera arredata con una
particolarissima scrivania dove è
incastona una finestra e una vetrata
originariamente illuminata da lampade a
gas precedono lo spettacolo della grande
sala della "Specola" dove il Maestro
lavorava testimoniando la Sua Essenza
attraverso le Opere degli ultimi anni di
vita.
Ciò che più
mi ha colpito dell'architettura
dell'atelier è stata la ricerca della
luce naturale attraverso
grandissime vetrate (una a Nord e una a
Sud) sormontate da un "lucernario" che
oserei definire divino.
Non solo la
vastità degli spazi orizzontali e
del prezioso parquet, ma soprattutto i
generosissimi spazi verticali rendono
quella volumetria quasi Sacra a tal
punto da divenire spontanea
l'attenuazione dei toni di voce delle
conversazioni.
Il tutto
è splendidamente riscaldato da
un camino simile ad un altare dove
suggestionati dall'ambiente e
dall'atmosfera immaginiamo ardere il
fuoco dell'Arte che ispirò il Mariani.
Il
soppalco in legno che consente una
visione totale dello Studio
era destinata agli ospiti e rivela, a
mio giudizio, l'interpretazione teatrale
che il Mariani dava al momento creativo,
ma anche un netto distacco e una
precisa distinzione dei ruoli.
Cosa dire
poi sulla Collezione di oggetti, ci
vorrebbero giorni per poterli osservare
tutti e apprezzarne il valore intrinseco
che ognuno di loro possiede, oggetti che
riescono a trasmettere antiche atmosfere
di un'epoca passata conservandone
l'originale fascino e creando
stupore tra i visitatori che hanno la
fortuna di osservarli. Le foto
dell'epoca che ritraggono il Maestro in
quei luoghi testimoniano l'inalterato
scenario e la sua sapiente
conservazione nel tempo.
Sto
scoprendo Bordighera e solo dopo 40 anni
riesco ad apprezzarne i Tesori più o
meno nascosti che con generosità
qualcuno si preoccupa di conservare e
tramandare per il piacere dei nostri
occhi ma anche dell'anima di chi riesce
a coglierne i sottili insegnamenti che
una vita dedicata all'Arte possono
offrire.
MAURO AGOSTA |