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POESIA SU BORDIGHERA: VICINO A MORTE

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VICINO A MORTE

 
     
     
 

Dodici palme alzavansi alla sponda 

alla sponda del mar 

da torno a un vecchio pozzo. 

Andava stridulo il carro nella sabbia fonda,

 il sole in lontananza si abbassava,

tutta taceva.

Il mare di scarlatto 

la sera cominciava a colorire 

quando la morte apparvemi, d'un tratto: 

così che mi credetti di morire. 

I palpiti del cuor s' eran fermati,

s' era fermato l sangue.

Già svenivo. 

Alle refrigerate ombre, turbati

gli amici mi traevano mal vivo. 

Placido dissi allor:

"Ch' io sia lasciato qui! 

Nè più mi parlare di partenza.

Nessun in patria di me si è curato: 

possono anche del cenere far senza. 

Qui mi splende l'antico oro

e l'azzurro che il giovanil dolore mi addolciva.

A me dal mare di sogno 

il sussurro come il saluto di Sorrento arriva.

Qui mi vegliano vecchie amiche buone 

le palme in guardia al letto del dolore:

mormoran chiaro sotto il padiglione

come salmi a confronti di chi muore.

Qui la beltà ho trovato

e, da ogni stolta gente

lontano la gioia e l'amore: 

di qui volentier l'anima si volta 

a chi della bellezza è il creatore".

Ma dalla via la morte udii gridare:

"Calmati! Che non c' è nessuna fretta.

Tu dalla vita pur sempre

nel mar di guizzar 

qualche tempo ancora aspetta.

Hai buon gusto:

di palme all' ombra fresca 

una tomba, sul mare, in queste parti!

Ma prima, o amico,

su terra tedesca devi in mummia,

vivente ancor mutarti".

VIKTOR VON SCHEFFEL