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Vallebona: ''U scurotu'', non lasciare avanzi di cibo

Vallebona: ''U scurotu'',  non lasciare avanzi di cibo

- Usi, costumi, arti e tradizioni Vallebonesi -
I nostri antenati, molto timorosi di Dio, osservano con devozione ed umiltà le sue Sante leggi. L'unico periodo in cui si lasciano trascinare fuori dalle regole, sono i  tre giorni di carnevale, periodo di trasgressione collettiva, forse nato per affrontare i quaranta giorni di Quaresima.
Già dalla domenica precedente, chiamata "la domenica grassa", a dumenega grasa, iniziano a banchettare. A Vallebona tutto il Paese, seppur nella miseria, è desideroso di fare festa, forse per predisporsi alle parole di mortificazione pronunciate dal rettore della Chiesa il mattino del mercoledì
mentre distribuisce le Sacre ceneri: "memento mori" ricordati che devi morire. Per quei tre giorni, gruppi di uomini e donne si radunano in luoghi idonei allo scopo. Ogni gruppo è capeggiato da almeno due "buontemponi", i quali organizzano ogni cosa per trascorrere quel periodo in allegria ed in
assoluta spensieratezza. Tra i compiti degli organizzatori vi è quello di provvedere maschere e costumi, molti dei quali ricavati da pelli di capra, di pecora o di ariete, u mautùn, i quali, dopo aver ben mangiato e bevuto, vengono indossati dagli uomini facendoli, a volte, eccedere a comportamenti immorali ed anche lussuriosi,
i quali, quasi sempre terminano in risse di gelosia. Il menù di quelle sserate solitamente è a base di carne di capra, di ariete, di maiale o di coniglio, il vino è sempre ottimo ed abbondante e non mancano mai le tradizionali frittelle i frescioi de Carlevà. Le tre serate carnevalesche, in ogni gruppo vengono allietate da canti
e balli al suono di chitarra e mandolino suonati dai componenti del gruppo stesso. Il clero, non approvando queste usanze carnevalesche, cerca con tutti i mezzi di dissuadère il Popolo dal partecipare a feste del genere, ma alcune volte è costretto a "chiudere un occhio", perchè considera il carnevale figlio del Cristianesimo,
non potendo esistere senza la Quaresima.
La Chiesa, per far capire a tutti della libertà limitata, alla sera del martedì, ultimo giorno di carnevale alle ore 23 in punto, fà suonare a distesa il campanone a campana grosa, per ricordare a tutti l'inizio della Quaresima, tempo di lunga astinenza e rigoroso digiuno. per i nostri avi, il suono di quella campana significa fare
u scurotu cioè eliminare ogni avanzo di carne ed ogni cibo grasso rimasto, poichèper quaranta giorni è rigorosamente vietato mangiarne.  Consapevoli che per i trasgressori è prevista la pena del fuoco dell'inferno, si ingozzano per fare scurotu cercand di consumare ciò che è rimasto. Il comportamento dei Vallebonesi in quelle tre
serate carnevalesche sorpassa sempre ogni limite consentito, facendo indignare il prete della Chiesa e le persone bigotte. Don Francesco Lombardi, nella sua relazione pertinente al terremoto avvenuto il mattino del 23 febbraio 1887, giorno delle Sacre Ceneri, tra l'altro scrive: "...mentre la gente dormiva ancora il sonno dei
carnevaloni..." e poi ancora "... Il Signore usa pazienza ma, quando la misura è piena, usa il bastone..."  Il suono del campanone alle ore 23 del martedì ultimo giorno di carnevale che avvisa i fedeli di fare u scurotu, a Vallebona ha suonato fino alla metà degli anni 1960.  Quel suono echeggiante in tutta la Vallebuona interrompeva
il silenzio della notte gelida, e faceva veramente meditare.
Da: Vallebona attraverso i secoli - in collaborazione con il Comune di Vallebona.

Giuliano Magoni Rossi
17 giugno 2015



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