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RACCONTO SU BORDIGHERA: LE STIRATRICI DI UNA VOLTA, A CASA SCARPARI

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LE STIRATRICI DI UNA VOLTA A CASA SCARPARI

 

In Casa Scarpari, alla base della salita pedonale che da Corso Europa porta al Paese Alto, vivevano due donne, entrambe di nome Maria, la cui vita a me è tanto cara, perché si occuparono della crescita di mio padre, allora rimasto orfano per colpa della guerra e della spagnola. Ma non è questo che voglio ricordare, che solo a pochi può interessare.
Quando da bambino le andavo a trovare, la loro casa era sempre colma di bianchi lenzuoli, poggiati sulle sedie e disposti a distanza perché non ci si confondesse.
Lenzuola e federe di alberghi, o privati.
Le loro mani abili ma ormai stanche non ne potevano più di muovere su e giù quei ferri pesanti, ma per tanti anni avevano reso immacolate migliaia di lenzuola.
Raccontava mio padre che il turismo, allora, era invernale. Inglesi e tedeschi amavano svernare a Bordighera, che ben sappiamo quanto fosse famosa in quelle nazioni per il suo clima salubre e benevolo.
Ma durante l'estate non esisteva ancora il gran flusso di bagnanti che affollavano le spiagge, le ferie erano un privilegio riservato ai signori che, al tempo non erano poi cosi tanti.
Le spiagge erano quindi deserte, popolate perlopiù da pescatori che rinforzavano le reti e ragazzini che si rincorrevano sui ciottoli, scalzi.
Gli alberghi allora facevano le grandi pulizie ed i tessuti, i tendami, le lenzuola venivano portate alla lavanderia e rigorosamente lavate a mano.
Si usava candeggiare con la cenere e le lenzuola bianche, a questo punto, venivano portate in spiaggia per essere sbiancate dai caldi raggi del sole estivo.
Tra questi i ragazzini, accompagnando le loro madri, facevano il bagno. Alcuni cercavano tra i sassi, nel bagnasciuga, una collana o un ciondolo che il mare generosamente restituiva. Ricerca il più delle volte disillusa. Ci si accontentava di qualche ciottolo colorato immaginandosi fosse una pietra preziosa appartenuta a qualche donna nobile e ricca.
Le lenzuola una volta asciutte e sbiancate, venivano accuratamente ripiegate ed il profumo che quel trattamento gli conferiva era un vanto degli albergatori. Lenzuola candeggiate al sole!
Poi venivano portate in stireria e le due donne iniziavano il lavoro che le aveva rese famose:
una grande stufa rotonda aveva tutt'attorno delle piastre di ferro su cui posavano i ferri neri e pesanti. Di tanto in tanto ne saggiavano la temperatura portandoli vicino al volto, e quando ritenevano fosse quella corretta iniziavano a distendere le fibre con cura ed attenzione.
La corrente elettrica allora era ancora un lusso ed il caldo immagazzinato dai pesanti ferri di ghisa bastava per poche passate.
Ore ed ore di lavoro per sbarcare il lunario, per permettere gli studi al nipote.
Allora non c'erano ancora le macchine e si poteva correre a perdifiato schivando le carrozze ed i cavalli.
Quando la prima macchina arrivò a Bordighera le mamme gridavano ai bambini che uscivano: "Fai attenzione alla macchina". E Petro Caltex iniziava il suo impegno di distributore.
Ricordo ancora la zia Maria e la nonna Maria, i loro ferri pesanti di tante misure differenti, ma sopra ogni cosa ricordo il profumo di quelle lenzuola ed il vapore che le attraversava, rendendole lisce e morbide.

VALERIO MOSCHETTI