Versione desktop / mobile

Sergio Siccardi, un'artista che vale

Sergio Siccardi, un'artista che vale

Sergio Siccardi, un artista spontaneo, di getto, che nella sua vita trascorsa ha creato opere meravigliose, spaziando dalla pittura, che comunque rimane la sua passione preferita, alla scultura, creando opere con materiali diversi, dai semplici sassi raccolti sulla spiaggia, a miscele di polveri diverse tenute insieme con leganti edili.
Ritornando indietro nel tempo Sergio racconta come è nato il suo grande amore per i colori. Il suo primo maestro fu suo padre Manlio, dove Sergio, ancora bambino lo osservava mentre, con mano ferma, raffrescava i disegni sulla facciata di una chiesa della vallata bordigotta. A circa 13 anni, grazie ad una vicina di casa, pittrice anche lei, una volta la settimana, alla sera, scendeva a Ventimiglia per andare all'Accademia Balbo, trasferita in via Hanbury a seguito dei lavori di ristrutturazione nel Palazzo del Parco di Bordighera.
Dunque se lo portava con lei e per Sergio era una gioia immensa, come un ragazzo di quell'epoca andare al cinema, dove i divertimenti non erano molti, e lì conobbe Giuseppe Balbo, che fu per il nostro artista una grande guida spirituale.
"Col maestro, - comincia a raccontare Sergio - non si avevano dei grandi dialoghi, si parlava poco, ma solo la sua presenza, quando osservava i miei lavori, mi dava una carica interiore enorme. Ricordo a proposito, una volta, mentre mi stavo esercitando in una natura morta, sempre con il suo modo di muoversi silenzioso, mi si avvicinò e rimanendomi dietro, dopo qualche attimo mi disse: “Sergio, sei poco sensibile ai toni del giallo”.
"Si, ho imparato tanto all'Accademia e continuo tuttora ad imparare, però i miei lavori sono costruiti dall'impulso, che mi sale dall'animo, da sensazioni che provo in quel momento, più che dalla tecnica. Io nella mia vita d'artista ho fatto un po' di tutto, a seconda di cosa in quel momento mi appassionava. C'è stato, per esempio, un breve periodo dove ho costruito chitarre per poi passare alla scultura, che ogni tanto rispolvero a seconda del mio modo di vedere le cose più semplici in natura, come da una grossa pietra, ad un pezzo di legno che il mare ha “lavorato” e poi trasportato sulla spiaggia. Quando poco più che ventenne iniziai a lavorare nell'acquedotto, specialmente nella bella stagione, partivo da casa in bicicletta, passavo sulla passeggiata a mare, portando sempre con me i miei fogli e gli acquarelli e osservavo tutto ciò che trovavo interessante, prendevo spunti. Poi, salendo da via Garnier mi recavo sul posto di lavoro, quando questo si trovava vicino al Comune, nei pressi della scibretta e nel mio armadietto mettevo ad asciugare quello che ero riuscito a catturare lungo il percorso a cominciare dal mare che io amo profondamente e che ancora adesso mi dà sempre spunti per nuovi lavori".
"Altro particolare della mia vita trascorsa, - prosegue Siccardi - quando ero nel periodo adulto, sia come età che come spirito, sul comodino, affianco al letto, un buon numero di miei simili hanno un libro, un giornale, una rivista che ti accompagna nel sonno, io no, avevo i pastelli con alcuni fogli sciolti, perché mi capitava, durante la notte di avere degli attimi che io chiamavo flash, per cui mi svegliavo e disegnavo quello che un momento prima mi aveva turbato e nello stesso tempo mi aveva aperto la mente su uno scenario che alcune volte era immaginario, astratto, più difficile da comprendere e trasferire sul foglio. Conobbi Ciacio Biancheri negli anni '60, diventammo amici, ci confidavamo le proprie reciproche abitudini, conoscendo la sua passione per il mare, lo raggiungevo sulla spiaggia, nei mesi di Ottobre e Novembre, quando i tramonti sono più affascinanti e dopo un breve scambio di parole, mi allontanavo da lui di una decina di metri e ognuno si isolava nel proprio mondo di suggestioni e colori che il mare ed il tramonto stesso suggerivano in quei momenti".
"Ora, conclude Sergio - continuo ogni tanto a dedicarmi alla pittura ad olio, ma la tecnica è più lunga, più laboriosa, anche se ti permette di coprire, modificare se non addirittura cancellare ciò che inizialmente mi sembrava giusto dipingere. Invece con l'acquarello, il mio preferito, il risultato è più istantaneo, diretto, riesci in un tempo relativamente breve a trasmettermi sensazioni gradevoli, se sono riuscito a cogliere il momento giusto, ed alcune volte anche se rare, riesco a stupirmi in positivo, del risultato ottenuto. Ora col passare degli anni, lavoro sempre meno, inizio un opera e mi prende una stanchezza agli occhi, sebbene mi sia rimasto il gusto di osservare, di capire, come la vita trascorre inesorabilmente anche nelle cose più comuni, come può essere una pianta d'edera arrampicata su alcune pietre accatastate al termine di un vecchio muretto a secco".

Giancarlo Traverso
29 dicembre 2016

> Scarica questa News in versione .pdf



Galleria fotografica


<< Torna indietro


- Condividi

OKNOtizie Diggita Segnalo Fai.Informazione Digg Technorati Reddit Windows Live Rss Feed