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Seborga: l'Oratorio di San Giovanni dell'Asinello

Seborga: l'Oratorio di San Giovanni dell'Asinello

A monte del Principato di Seborga, lungo il vecchio percorso che unisce Seborga a Negi, e prosegue in seguito per Perinaldo, dopo aver attraversato il vallone del Conio tramite un piccolo ponte in pietra, in una campagna oramai abbandonata, circondato da incolti ulivi appare un imponente edificio, solo e sovradimensionato.
Sotto, il sentiero a tratti ancora acciottolato è quasi dimenticato. Il convento, denominato nelle carte settecentesche "Oratorio di San Giovanni dell'Asinello" dal cartografo Colonnello Matteo Vinzoni, resiste al tempo e alle ginestre selvatiche come in attesa di nuovi viaggiatori in ricordo di vecchi contadini, cavalieri, mercanti, frati e pellegrini. Giunti sotto l'edificio, esso ci sembra quasi un vecchio castello, con sotto le stalle con la volta a botte e al piano superiore diverse arcate e una misteriosa vasca un po' decima un po' acquasantiera.
L'oratorio venne costruito nel secolo XIV.
Dal medioevo in poi, la Liguria veniva attraversata percorrendo i sentieri dell'entroterra, poiché i ponti della via costiera erano stati distrutti per il timore delle continue invasioni barbariche.
Il luogo appartato e la relativa lontananza dalla costa lo tenevano nascosto dalle rapide incursioni saracene. Erano tempi in cui i saraceni giungevano fulminei sulle nostre coste per rapire uomini e donne che venivano poi venduti come schiavi nei mercati del nord africa.
Le temute rappresaglie dei cosiddetti "Infedeli" sulle coste mediterranee dell'europa cristiana sono proprio la causa della fondazione di questo convento.
La denominazione "Oratorio di San Giovanni dell'Asinello" deriva infatti dall Ordine dei Trinitari costituito da Giovanni de Matha oltre per l'assistenza a malati e pellegrini, e principalmente per il riscatto degli schiavi cristiani rapiti dai Mori.
Giovanni de Matha fa parte dei Mathaplana, la terza baronìa delle nove fondate da Carlo Magno. Egli nacque il 23 giugno 1160 a Falcone (Chateau de Faucon) nei pressi di Barceloneta nell'allora Contea di Nizza (in seguito la regione di Barceloneta passerà al Delfinato).
Egli da giovane fu colpito nel vedere gli schiavi della mezza luna al porto di Marsiglia. Dopo essersi laureato a Parigi, divenuto sacerdote, alla sua prima Messa, un Angelo lo avrebbe ispirato alla creazione di un Ordine dedito al riscatto dei prigionieri cristiani in mano ai mori e viceversa.
Con l'aiuto di S. Felice di Valois fonda così l'Ordine chiamato della S.S. Trinità o dei Trinitari. Nel 1198 la Santa Sede approva le regole trinitarie. Giovanni de Matha si mette subito all'opera e con le offerte racimolate effettua numerosi viaggi, giungendo fino alla corte del Principe del Marocco per liberare i cristiani resi schiavi. In Italia, Francia e Spagna si arrivano ad avere 600 case di accoglienza dell'Ordine Trinitario.
L'Ordine era per metà laico in quanto ogni comunità era formata da tre chierici, tre laici e un ministro chierico. Essi erano chiamati in Provenza i "Frati dell'Asinello" perché secondo la loro regola usavano viaggiare esclusivamente con e su asini.
Ecco svelata la strana denominazione dell'Oratorio seborghino.
Oltre al particolare del quadrupede, essi si distinguevano per portare sul petto una croce rossoblu.
Le loro case (Domus S. Trinitas) erano austere e senza ambizioni estetiche. Vigeva la Carità Fraterna, infatti ogni chierico e laico aveva lo stesso cibo, vestito, dormitorio e refettorio.
A seguito della sua particolare missione, Giovanni de Matha fu riconosciuto degno del titolo di "Benefattore dell'Umanità", unico personaggio ecclesiastico (con S. Vincenzo de Paoli) ad avere un ritratto nel Pantheon a Parigi.
Il numero delle persone salvate, elevato, rimane tutt'ora imprecisato. Il personaggio più famoso salvato dai Trinitari nel 1575, dopo essere stato venduto al mercato degli schiavi di Algeri, fu lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes, divenuto in seguito celebre come autore del romanzo "Don Chisciotte".
L'Ordine Trinitario scelse così di fondare un convento nel territorio di Seborga, governato dai fratelli Cistercensi dell'isola di Lerino.
Per secoli e secoli il Principato di Seborga non fu sottoposto ad alcuna autorità vescovile (Nullius Diocesis), quindi la "santa" inquisizione non poté operare in questo territorio. Si può così serenamente ipotizzare che oltre ai salvati dai Mori, anche altra umanità "errante" come Templari, Catari ed eretici vari, trovarono rifugio nell'Oratorio di San Giovanni dell'Asinello.
Dopo la rivoluzione francese, l'oratorio fu saccheggiato da ufficiali napoleonici in cerca di tesori e documenti.
Qualche anno fa, l'allora Principe di Seborga Giorgio I (Giorgio Carbone) e l'amico Sacerdote e responsabile della biblioteca della Curia Vescovile di Ventimiglia, Don Allaria Olivieri, visitarono l'antico convento-ospizio e cercarono i ruderi della relativa cappella.
Tra le vecchie mura, la storia è piena di muffe e fessure della precarietà del tempo. L'unico "segno" che si ritrova è l'incisione di una "T", a simboleggiare i "Trinitari", o forse solo la firma dell'ultima ristrutturazione.
In Francia, per molto meno, l'Oratorio di San Giovanni dell'Asinello sarebbe "Monument National".

Stefano Albertieri
20 maggio 2016

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