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''Scogli come ossa giganti'' di Guido Seborga (1960)

''Scogli come ossa giganti'' di Guido Seborga (1960)

La giornata tersa eccitava alla vita. Dal Capo, una vista a doppia prospettiva sulla Francia e verso il Coldirodi, e le valli verdi sul mare. Si respirava aria e spazio, scogli splendevano a! sole. Sulla passeggiata a mare ampia e distesa, due ragazze camminavano adagio, come se giocassero oziose. Due sorelle erano. Eugenia sedici anni, Paola due di più. Eugenia disse: «Mettiti gli occhiali se vuoi vederlo », « Non mi sfuggirà» - rise Paola, bionda figurina, sensibile come canna di bambù del Roia.
Eugenia camminava in avanti di due passi; era castana, magra, un viso dai tratti piccoli e incisivi da etrusca, un viso chiuso; mentre un carattere affettuoso era evidente negli occhi inquieti caldi di Paola, e nelle sue stesse movenze.
"Guardi tra gli alberi?"
"Non c'è!".
"Neppure è seduto sulle panchine?"
"Non è seduto.".
Allora continuarono a camminare verso il porto, l'acqua era densa blu molte barchette, reti asciugavano al sole, pescatori seduti su pietre, aggiustavano arnesi vari, davano grasso ad un vecchio motorino.
Le due ragazze, dopo aver gironzolato un po', si diressero al "Caranca", il localetto sorto tra gli scogli sotto le arcate dello spiazzo del Capo. Prima di entrarvi, si fecero spruzzare da qualche onda, non lasciandosi bagnare. Respiravano a pieni polmoni l'aria azzurra, un maestrale fiducioso increspava il mare, lo portava sino a riva, Paola come parlando per suo conto disse:
"Non è ancora tornato".
"Cosa prendiamo?" domandò Eugenia entrando al "Caranca".
"Fa caldo, potremmo prendere due gelati".
Martino, uomo grosso, rosso, in volto come avesse troppo sangue, le accolse allegramente:
"Bene bambine, metterò un bel disco per voi; cosa preferite?".
"Non ricordo titoli" disse Eugenia.
"Musica negra" propose Paola.
"Questo andrà bene per voi" affermò Martino.
Ritmi forti, festevoli, animarono il locale. C'erano quadri alle pareti, vecchie oleogragrafie, fotografie recenti, qualche attrice che d'estate s'era fermata a bagnarsi. Dietro il banco, Martino si beve un gotto di quello buono, rossese autentico, non sofisticato, e preparò i gelati per le ragazze.
"Hai visto Giovanni?" gli chiese Paola.
"Da qualche giorno non viene" rispose strizzando l'occhio.
Eugenia già seduta al tavolino, se ne sta va silenziosa, e osserva Paola che batteva con il piede il tempo, seguendo il ritmo del disco, come per sfogare i suoi nervi.
"Sta tranquilla!".
Paola aveva un volto dai tratti regolari, un poco marcati, i suoi occhi certo non erano calmi; si sarebbe alzata per ballare pur di fare qualcosa, ma i soli due uomini presenti erano al tavolino di tre tedesche e non si occupavano di lei. Le turiste bevevano birra, gli uomini bottiglie di nostrale, poi anche le tedesche bevvero vino, e si misero a cantare, coprendo i dischi con la loro voce.
"Balorde" disse Eugenia,
Martino scherzava, alternando parole in tedesco con frasi in dialetto bordigotto, e faceva il filo ad una delle donne che diceva: «Martino, figlio di pirata ». Era sbronza.
In quel momento comparve Giorgio, un biondino dal volto delicato, che aveva un modo di fare piuttosto timido. "Birra" chiese entrando, e, viste le due ragazze sole al tavolo, pensò di andarsi a sedere con loro, ma, trattenuto da non so che, esitò e si fermò dietro al bar, dove c'erano sgabelli fatti con vecchie botti. Bevve, per darsi un contegno, e girò gli occhi intorno. Le due ragazze che conosceva da qualche mese gli sorrisero; Eugenia si alzò e gli venne vicino:
"Mi fai ballare?".
Giorgio fu lieto di avere rotto il ghiaccio. Era venuto al "Caranca" con la speranza di vederle. Ora ballava con Eugenia. Finito il ballo andò con lei a sedere al tavolino.
"Salve" gli disse Paola.
A Giorgio piacevano entrambe. Tentava di corteggiarle, senza troppo riuscirci. Paola sembrava sprizzare affetto, ma poi s'irrigidiva. Egli l'aveva già veduta un paio di volte con Giovanni e aveva capito che era interessata a quell'uomo, che poteva già avere trent'anni. Giorgio aveva terminato il liceo, studiava all'università di Genova, legge, ma non ci andava quasi mai. Di famiglia ricca non aveva preoccupazioni. Tentava di essere più assiduo con Eugenia, la quale, certo, non aveva un carattere facile, certo era molto riservata, ma in ogni caso era sempre molto gentile con lui anche se si controllava, e poi non l'aveva mai vista a spasso con ragazzi.
Gli piacevano entrambe. Se avesse potuto avere una ragazza come Eugenia, avrebbe toccato il cielo col dito. Pensava a tutte queste cose, ma non diceva nulla. D'un tratto propose:
"Beviamo qualcosa di buono?"
"Cosa?" chiese Paola.
"Pastis" propose lui.
"Per me un pastis" confermò Eugenia,
"D'inverno preferisco il cognac" disse Paola, che intanto si sentiva sempre più invadere da uno stato d'animo di struggente tristezza. Fuori, sul mare, il sole cominciava a declinare all'orizzonte e, mentre l'atmosfera perdeva la sua luminosità leggera, fresca, mare e cielo s'arrossavano drammaticamente nel fenomeno di natura.
Giorgio e Eugenia ballavano,questa volta più stretti di prima, e si lasciavano dondolare come barche senza timone. Giorgio sprizzava felicità Dopo il ballo altro cognac al bar.
Paola si alzò, era troppo nervosa: Giovanni le aveva detto che oggi sarebbe arrivato, e non c'era, non c'era ancora. Cosa poteva essergli accaduto? Da Tenda aveva ricevuto le sue ultime notizie. La sua era una vita scatenata, pericolosa, irregolare, sul confine... Paola si era alzata. Si dirigeva verso gli scogli. Andò a sedere su di uno scoglio alto sul mare. L'acqua la spruzzava, ma senza bagnarla, il cielo era immenso, rosso la costa francese si delineava nettamente. Giovanni poteva essere ancora là, chi avrebbe potuto saperlo. Paola rifletteva, e non sapeva come spiegarsi quel ritardo.
"Scogli come ossa di giganti pensò". Poi se ne stette chiusa in quest'angoscia che tanto la faceva soffrire, dopo che era stata così piena di speranza e di desiderio di vivere. Pensò ancora: "Scoglio come ossa di gigante morto". E la sua schiena fu percorsa da un brivido. Gigante morto, gigante morto, ripetevano le onde.
Sulle onde poteva vedere il cadavere di Giovanni, il più forte nuotatore della zona, A stento frenò un urlo. Ma il mare era deserto, immenso e sonoro. Ella non voleva parlare con il mare, con nessuno; avrebbe avuto voglia di effondersi in tutta la vita, ma sentiva di non poterlo fare perché Giovanni era sempre lontano. Addolorata, tanto triste senza volerlo essere, se ne stava irrigidita di fronte al mare, in attesa. La notte cominciava a penetrare tutto e tutti.
Guido Seborga.

La Redazione
30 ottobre 2016

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