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Spogliarsi della nuda
proprietà per assicurarsi un introito,
mantenendo la possibilità di continuare a
godere dell'abitazione. Oppure acquistare la
nuda proprietà per concludere un buon
investimento immobiliare di medio-lungo
periodo con un esborso inferiore rispetto a
quello per l'acquisto completo.
Sono queste le due facce contrapposte della
stessa operazione.
Il meccanismo si basa sul fatto che la piena
proprietà di un immobile è suddivisa in due
parti distinte, nuda proprietà ed usufrutto,
ognuna delle quali può essere oggetto di
distinti accordi contrattuali e concede
determinati diritti al titolare. In
sostanza, chi compra la nuda proprietà
lascia l'immobile nella disponibilità di chi
lo vende per un numero di anni, o per tutta
la vita (concedendo un diritto di
usufrutto), in cambio di uno sconto sul
prezzo di vendita.
L'operazione può quindi diventare un buon
punto di incontro tra le esigenze di un
investitore a medio-lungo termine e, per
esempio, le persone di una certa età che
possono, in tal modo, assicurarsi una certa
somma di denaro per il resto della vita pur
senza privarsi del godimento dell'immobile
in cui vivono.
E ciò anche considerando che il pagamento
del prezzo può essere concordato nella
concessione di una rendita.
La riunione di usufrutto e nuda proprietà
avviene poi automaticamente alla scadenza
del diritto (spesso coincidente con il
decesso dell'usufruttuario).
In quel momento l'immobile, senza necessità
di altri atti, passa nella completa
disponibilità di chi aveva acquistato la
nuda proprietà..
Nonostante sia una formula molto datata, i
motivi di convenienza dell'operazione sono
provati dai confermati trend del numero di
tali transazioni, che si mantiene in modo
sufficientemente costante attorno al 4,5%
del totale delle compravendite immobiliari.
Le convenienze riguardano anche il
trattamento fiscale dell'operazione.
La vendita della nuda proprietà permette
infatti di ottenere un forte sconto sulle
imposte normalmente dovute in caso di
acquisti immobiliari.
Infatti, la base imponibile (registro
ipotecario e catastale) dell'operazione è
data dal solo valore della nuda proprietà
dell'immobile, che è significativamente
ridotto rispetto al valore della piena
proprietà.
Per calcolare il valore dell'usufrutto,
infatti, si deve partire dal valore
complessivo del bene, moltiplicarlo per il
tasso legale e poi dividerlo per un
coefficiente variabile in relazione all'età
del soggetto cui è riservato l'usufrutto.
Più cresce l'età dell'usufruttuario più
diminuisce il valore dell'usufrutto e,
conseguentemente, aumenta il valore della
nuda proprietà, ossia di quello da
assoggettare a tassazione.
Per ottenere questo, il fisco adotta un
sistema automatico che lo fa dipendere
dall'età dell'usufruttuario.
Più è alta, maggiore è il valore concesso
alla nuda proprietà e minore quello
dell'usufrutto (i coefficienti si possono
trovare nel sito del ministero).
Il valore complessivo, in sostanza, è
suddiviso in modo matematico in due quote,
ognuna riferita alla nuda proprietà od
all'usufrutto.
Per rendere l'idea, quando l'età del
venditore è intorno a 65 anni, il valore è
da suddividere in parti uguali (50% nuda
proprietà e 50% usufrutto).
Senza dimenticare che anche questo tipo di
vendita concede all'acquirente di godere
degli sconti previsti per l'acquisto della
prima casa.
Proprio tali caratteristiche hanno fatto si
che uno dei settori in cui la cessione della
nuda proprietà sia spesso presente è quello
dei passaggi generazionali.
Passaggi in cui si prevede la vendita della
nuda proprietà al figlio, riservando nel
contempo la possibilità di usufrutto in
favore del genitore.
Ponendo così in essere una cessione onerosa
invece che una donazione ed evitando i
problemi correlati alla tutela dei
legittimari.
In tal modo, il genitore è tutelato circa la
possibilità di vivere nella casa ceduta fino
alla fine dei suoi giorni (solitamente
l'usufrutto è un vitalizio) e, nel contempo,
il carico fiscale è significativamente
diminuito.
Passando a considerazioni extra fiscali,
occorre ricordare che le spese di gestione
sono a carico dell'usufruttuario (che ha
l'obbligo di mantenere la casa con diligenza
senza danneggiarla o modificarla) così come
l'IRPEF relativa all'immobile, l'ICI ed
anche le spese di manutenzione ordinaria
(mentre le riparazioni straordinarie sono di
competenza del nudo proprietario).
Non si può però nascondere un possibile
rischio.
Tra i poteri dell'usufruttuario vi è quello
di concedere in locazione l'immobile, con il
rischio quindi per il nudo proprietario di
diventare, alla conclusione dell'usufrutto,
pieno proprietario di un immobile occupato
da un legittimo inquilino.
Per evitare di trovarsi in questa scomoda
situazione, è possibile concordare con il
venditore, al momento dell'acquisto,
l'obbligo da parte dello stesso di
comunicare la sua intenzione di cedere il
suo diritto o di concedere in locazione
l'immobile, con la conseguente possibilità
di esercitare un diritto di prelazione.
Inoltre, sempre in sede di contrattazione,
non è male giungere ad una precisa
identificazione delle spese che rimarranno a
carico di ognuna delle due parti, così da
evitare possibili liti future. |