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Ricordo di Libereso Guglielmi

Ricordo di Libereso Guglielmi

Capita di essere lontani da Bordighera ed apprendere dal giornale della morte di Libereso Guglielmi, uno degli ultimi grandi personaggi nostrani per il valore dei suoi studi, delle sue passioni, del suo lavoro e di tutta la cultura ambientale e paesaggistica che ci lascia in eredità. Per commemorarlo anche se da lontano ho ripescato un ricordo di qualche anno fa quando lo incontrammo a Sanremo assieme all’amico comune Pietro Raneri.
- Libereso: incontrando un bordigotto
L’amico Pietro Raneri mi raggiunge telefonicamente mentre percorro l’Aurelia bis da Arma verso Sanremo: “So che sei da quelle parti.” - mi dice - “Non potresti mica recarti in Piazza Colombo, presso la Tavernetta, che dovrebbe già esserci Libereso Guglielmi ad attendermi? Abbiamo un appuntamento ed io sono ancora fermo alla stazione di Bordighera per un ritardo del treno...”.
Faccio appena in tempo a parcheggiare lo scooter che lo vedo avanzare in mezzo alla gente, da via Palazzo verso il luogo dell’appuntamento.
Libereso Guglielmi è una figura conosciuta e riconoscibilissima, una maschera di folta barba e candidi capelli al vento. Tutti lo salutano nell’affollata via mattutina, formicolante di gente indaffarata per la spesa o solo per una comoda colazione. Gli vado incontro poiché lo vedo appoggiarsi ad un bastone e lo invito a sedersi all’unico tavolino del frequentatissimo locale.
Appena sa che sono di Bordighera ci tiene a dirmi che anche lui è nato nella città delle palme, precisamente in Via Locatelli, una traversa della Romana che forse non esiste più, dato che lui va per gli 87 e, quindi, del tempo ne è passato. Senza volere iniziamo a parlare come se ci conoscessimo da anni. Dà per scontato che io sappia molto di lui e quindi si esprime con serena libertà. Da Calvino ha lavorato 10 anni e gli è rimasto impresso nel curriculum questo passaggio, come se fosse sempre e solo stato il “giardiniere di Italo Calvino”.
Quanti sanno invece che lui ha lavorato per 12 anni in Inghilterra quale responsabile del parco botanico dell’aristocratica famiglia Parker-Bowles, quella della famosa Camilla, attuale consorte del Principe Carlo? In Inghilterra ha anche conosciuto sua moglie dalla quale ha avuto due figli: il maschio gran giramondo e bravo segretario d’albergo, la femmina una affermata psicologa.
Abbiamo anche parlato del Beodo, del Vallone del Sasso, delle palme e della biodiversità che occorre valorizzare e preservare nei comprensori così fortunatamente ambientati. Lui per il Beodo aveva avanzato proposte, progetti e consulenze; aveva persino disegnato, per quel sito, delle ambientazioni botaniche molto suggestive.
Già, il disegno, altro suo peculiare talento, magnificato in molti studi, esercizi, pubblicazioni e apprezzate mostre.
I discorsi spaziano a ruota libera; quasi non c’è bisogno di far domande quanto lui sa bene quello che interessa, ciò che si vuole sapere. Parliamo di Winter dei suoi studi, degli esperimenti, delle sue intuizioni e dei lucrosi commerci di quei tempi. Dei Ronco attuali, discendenti del famoso botanico tedesco, ne sa poco e rimane favorevolmente colpito del “Parmurelu d’Oru” conferito al centenario patriarca Ugo.
Mi confessa anche che lui i giardini li ama selvaggi come il suo che, pur essendo molto piccolo, si è sviluppato spontaneamente, nell’ambito di una istintiva biodiversità. In ultimo gli chiedo del suo nome di battesimo decisamente non comune. Si tratta di un nome “Idoesperanto” che suo padre gli ha attribuito in ossequio alla propria fede anarchica.
Una mitragliata di flash, da macchina fotografica, ci distrae dalla piacevole conversazione. E’ arrivato il comune amico Pietro, in tempo per un brindisi augurale alla nostra salute e a quella dell’impareggiabile Libereso Guglielmi.

a cura di Giancarlo Pignatta
4 ottobre 2016

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