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Residenze bordigotte: ''Villa Buen Retiro'' già ''Villa Bellosguardo'' - 2a parte

Residenze bordigotte: ''Villa Buen Retiro'' già ''Villa Bellosguardo'' - 2a parte

Dopo la pubblicazione ieri della prima parte:
http://www.bordighera.net/residenze-bordigotte-villa-buen-retiro-gia-villa-bellosguardo-1a-parte-n61916
Ecco la seconda, e ultima, parte:
Non è noto se Galeota abbia conosciuto la moglie a San Pietroburgo o a Bordighera dove, all'epoca, aristocrazia e nobiltà russa erano sovente ospiti dei grandi alberghi.
Un bordigotto nato nel 1900, Pipotto, mi raccontava di ricordare di aver spesso visto da bambino passare quelli che definiva i "feudatari russi", uomini enormi, con capelli e barbe nere e abiti bianchi che scendevano dalla via dei colli diretti alla marina, e nel suo racconto, che rievocava il passato, pareva di vederne ancora le figure imponenti.
Questo atto rogato "regnando Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per volere della Nazione Re d'Italia" porta la data del 27 giugno 1909 ed è stato redatto nella "Villa Bellosguardo", cosÌ allora si chiamava il villino, e sancisce il passaggio, per interposta persona, da un pittore ad un altro pittore.
Leopoldo Galeota si era formato all'Accademia di Belle Arti di Napoli dove ebbe come maestri Palizzi e Morelli. Fu inoltre legato al pittore Rubens Santoro con cui si recò a Venezia e a Roma. Esordì ventenne nel mondo artistico nel 1888 a Bologna, in occasione della grande mostra organizzata per i festeggiamenti dell'ottavo centenario dell'Università. Si recò quindi in Romania dove espose al "Regio Ateneo" raccogliendo numerosi consensi e dove parecchie sue opere furono acquistate dalle "Regie Gallerie di Bucarest" e dall'ambiente di Corte. Quindi in Russia dove, nel 1898, promosse ed organizzò a San Pietroburgo la prima importante esposizione d'arte italiana curata assieme al pittore milanese Paolo Sala col quale eseguì un quadro di grandi dimensioni "Sumerki" che ottenne lodi ed entusiasti consensi all'Accademia Imperiale e che "andò purtroppo smarrito nel caos della rivoluzione".
Espose inoltre Alla Grande Galleria Tretikoff e alla Galleria d'Arte Moderna Imperiale ed eseguì numerosi ritratti per la Corte.
La sua abilità di ritrattista gli conquistò grandi simpatie anche in occasione del successivo trasferimento in Inghilterra, entusiastiche recensioni apparvero sul Morning Posi, sull'Observer, sullo Standard. Particolare apprezzamento ebbe l'esposizione del ritratto del Granduca Michele di Russia alla "Agnew's Gallery".
Soggiornò quindi brevemente anche in Francia e Spagna (terra d'origine della madre).
Rientrato in Italia espose le sue opere in importanti personali a Milano, Roma, Biella, Varese e alla società Promotrice di Belle Arti di Genova.
Anche Carlo Carrà espresse lusinghieri apprezzamenti sulla sua arte.
Ebbe nel ponente ligure collezionisti ed estimatori notevoli, in particolare la famiglia Isnardi.
Dal 1909 anno in cui si trasferì a Bordighera, come testimoniano le cronache del "Journal de Bordighera" le cui copie si conservano al Museo Bicknell, prese parte a numerose esposizioni nella città rivierasca insieme a Mariani, von Kleudgen, Piana e allo scultore Jules van Biesbroech che nel 1912 si era stabilito in una nuova villa in Via dei Colli "Villa mio Sogno" alle spalle di Villa Mariani.
Poi, nell'aprile 1914 la villa fu nuovamente venduta. La nuova proprietaria fu la Signora Melina Vaccarone moglie del Capitano dei Reali Carabinieri Enrico Locatelli, Direttore della Scuola di Gendarmeria di Tirana in Albania.
Il 30 marzo dello stesso anno si era insediata l'impresa costruttrice che avrebbe in breve edificato la Villa della Regina Margherita. Non è quindi improbabile che la Signora Vaccarone, già residente a Cairo Montenotte, abbia ritenuto preferibile trasferirsi a Bordighera, oltre che per il clima, anche perché la località disponendosi ad ospitare la Regina Madre, figura di grande prestigio diveniva un polo d'attrazione per nobili e militari.
La villa viene venduta con un giardino annesso di circa 1000 metri.
Il Capitano Locatelli acquistò poi nel 1920, con atto estremamente dettagliato (corredato di planimetra, rapporto medico, perizia tecnica e delibera comunale), dal Commissario Prefettizio del Comune di Bordighera, Cavaliere Avvocato Pietro Rollini, un terreno antistante l'attuale ingresso della villa, con una vasca denominata "trogolo situata in prossimità del lavatoio pubblico del Paese Alto" non figurante in catasto, di pertinenza comunale adibita a deposito delle immondezze e al gettito dei rifiuti con l'obbligo di ricoprirlo o riempirlò come suolo alto per porre fine a rimostranze e proteste da parte dei proprietari delle ville e case circonvicine a causa della naturale decomposizione delle materie mefitiche, non soltanto nauseabonde e insopportabili ma altresì nocive alla salute e contrarie all'igiene".
Successivamente nel 1925 ambedue i beni passarono ai fratelli Sassi dei quali non abbiamo notizie e che presumibilmente affittarono la villa che nel 1933, come si legge in "Bordighera e dintorni "di D. Taggiasco, era abitata da un certo M. Yankowsky proprietario d'automobile.
Poi nuovamente nel 1933 la proprietà fu ceduta. Ad acquistarla fu il Professor Dottor Giovanni Serazzi detto Nino che ampliò l'edificio e gli diede l'attuale denominazione" Villa Buen Retiro" forse perché nel frattempo erano sorte in prossimità nuove strutture che limitavano parzialmente l'antica visuale e il vecchio nome non pareva più così appropriato.
Infine, nel 1942, il "Buen Retiro" fu ceduto alla famiglia dell'attuale proprietario, che vi è nato e che, dopo essersene allontanato per compiere dapprima studi artistici ed in seguito per insegnare nell'Accademia di Belle Arti di Bologna vi ha ora nuovamente stabilito la propria residenza.
Il fascino e il richiamo di questa terra, dei suoi colori, dei suoi profumi è come il canto di sirena cui non si può troppo a lungo resistere quando invita a tornare.
Maria Grazia Bertacci.

La Redazione
10 ottobre 2016

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