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Profughi anche a Bordighera: farli lavorare

Profughi anche a Bordighera: farli lavorare

Una certa curiosità ha destato la mozione presentata da “Bordighera in Comune” relativa alla richiesta di far lavorare questi “migranti che non sono ancora emigrati ma che chiameremo profughi”:
http://www.bordighera.net/mozione-bordighera-in-comune-opportunita-di-apertura-e-inclusione-dei-profughi-a-bordighera-n62124
Intanto colpisce il fatto che un gruppo di profughi sia ospitato nel seminario vescovile di Bordighera; colpisce poiché ci ricordiamo dell’assoluta opposizione che il Sindaco manifestò a Mons. Suetta quando avanzò l’ipotesi di ospitare nel suo Istituto un contingente di queste persone perchè Ventimiglia, e quelle parrocchie, erano stracolme di ospiti. Allora il nostro primo cittadino si giustificò avanzando problematiche sanitarie che avrebbero potuto nascere sul nostro territorio. A quanto pare qualcuno ha cambiato idea.
Colpisce anche la cura, davvero amorevole, con cui i ragazzi sono seguiti, protetti, sostenuti. Il polo bordigotto si aggiunge, ricettivamente, al Parco Roja e alla parrocchia di don Rito di Ventimiglia, nonché al polo della Croce Rossa di Via Dante, sempre nella città di confine. La mozione ci tiene a sottolineare che comunque a Bordighera si tratta di “un’accoglienza ordinata e organizzata di piccoli gruppi”, tanto per non spaventare i bordigotti che non gradirebbero certamente accoglienze di altro tipo.
Infine sorprende la discrezione con cui si parla di questi ragazzi: “Sono qui nel seminario, seguiti dalla Caritas, stanno bene, sono belli e giovani”.
C’è da augurarsi che li facciano anche uscire ogni tanto, che non li facciano sentire troppo soggiogati. Ed ecco probabilmente l’idea di “Bordighera in Comune”: facciamogli fare qualcosa, ma non una cosa qualsiasi (pulire la pineta, le spiagge, le mulattiere o il tratturo del Beodo) meglio qualcosa di più circoscritto e significativo, magari i giardini reali!
L’idea è buona e verrà sicuramente accolta bene dai bordigotti. Chissà come l’accoglierà il Sindaco che oltre a dover rivedere la posizione di allora, dovrà mettere mano a portafogli e organizzazione per rendere possibile questo progetto dall’alto profilo sociale e umanitario?

Giancarlo Pignatta
20 ottobre 2016

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