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25/05/1953: Arriva il Giro d'Italia di ciclismo con la tappa Bordighera-Torino

Oggi al Cinema

CINEMA OLIMPIA
via Cadorna, 3
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Lunedì 21 maggio
Millenium: uomini che...
18,30 - 21,00


Martedì 22 maggio
Millenium: uomini che...
18,30 - 21,00


Mercoledì 23 maggio
Piccole bugie tra amici
21,00


Giovedì  24 maggio
Piccole bugie tra amici
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Venerdì 25 maggio
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16,00 - 18,15 - 20,30 - 22,30


Sabato 26 maggio
Ciliegine
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Domenica 27 maggio
Ciliegine
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LUCA PICCOLO: "IVAN GONCAROV - OBLOMOV" NELLE RUBRICHE DI BORDIGHERA.NET

LUCA PICCOLO

 

IVAN GONCAROV - OBLOMOV

 

Ivan Aleksandrovic Goncarov nacque il 6 (18) giugno 1812 a Simbirsk da una ricca famiglia di mercanti. Educato all'istruzione da un prete molto severo ma colto fu iniziato allo studio di scrittori e poeti russi di notevole rilievo. Studiò a Mosca dal 1831 al 1834 presso la facoltà di filologia.
Terminati gli studi e ritornato a Simbirsk fu per due anni impiegato presso il governatore, poi impiegato a San Pietroburgo presso il Ministero delle Finanze.
Nei primi anni pietroburghesi Ivan entrò in contatto con la famiglia del pittore N.A. Majkov, a quel tempo già accademico, diede lezioni di storia letteraria ai due figli di lui.
Dall'ottobre 1852 all'agosto 1854 Goncarov partecipò alla spedizione dell'ammiraglio Putjatin, che lo portò in Inghilterra, nell'Africa Meridionale, in Cina, in Giappone. Rientrato a Pietroburgo nel 1856, divenne censore e subito dopo collaboratore del giornale "La posta del Nord" (1862-1863), infine membro del Consiglio per gli affari di stampa, dove sedette dal 1863 a tutto il 1867.
Intanto aveva continuato l'attività d scrittore pubblico nel 1855 scrivendo il romanzo Oblomov. E' proprio di quest'ultimo grande capolavoro appena menzionato che vogliamo parlare. A 120 anni dalla sua pubblicazione Oblomov continua ad affascinare i lettori che vi si accostano.
Un libro che apparentemente non racconta nulla e che invece è considerato uno dei capolavori più insinuanti della letteratura russa dell'Ottocento.
Il protagonista di questo libro e la sua conseguente filosofia, l' "oblomovismo", torturano e seducono il lettore attento, in modo innocente e fatale, semplice e disarmante.
Apparentemente Oblomov è un pigro, disinteressato nei confronti della vita, del mondo, di qualsiasi cosa e attività; non è egoista ma dolce, innocuo, fragile; fantastica e si culla in sogni che saprà di non realizzare perchè disilluso e privo di forze fisiche.
Il suo abbigliamento caratterizza un nobile trascurato, un tempo (imprecisato) molto raffinato, ma adesso decadente; vagabonda per la casa con le pantofole e una vestaglia sdrucita vivendo la sua vita come un continuo dormiveglia in cui è impossibile svegliarsi. Non è triste nè si vergogna della sua natura anzi si comprende e ne ha pietà.
Coloro che lo attorniano si preoccupano, si disperano, si crucciano. Vorrebbero salvarlo. Ma a che pro?
Il nostro eroe non si lamenta, non odia la vita, non è un violento e non se la prende con gli altri o con le cose: è mite e semplicemente si astiene. Tale "astensione dalla vita", ben rappresentata dalla sua estraneità alle passioni violente e carnali, vicissitudini amorose, rovine familiari, alle ricchezze, costituiscono una condizione immanente e consapevolmente accettata come naturale.
Molti critici hanno parlato di Oblomov come il personaggio che incarna la coscienza dell'imperfezione umana.
In questo romanzo tutti i personaggi intorno a lui hanno un forte desiderio di vivere e si comportano come se vivere fosse qualcosa che trova giustificazione in se stessa mentre il nostro protagonista è conscio dell'assenza di una risposta a una domanda fondamentale: che senso ha vivere una vita imperfetta?