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RACCONTO SU BORDIGHERA: ODORI E SILENZI DEL MARE

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ODORI E SILENZI DEL MARE DI EDOARDO SANGUINETI

 

A Bordighera viveva una sorella di mio padre e le nostre famiglie, d'estate, lì si congiungevano. Passavo il tempo con un mio cugino, più grande di me, una specie di fratello maggiore, e facevamo molte passeggiate, mute o popolate da lunghe chiacchierate. Di Bordighera mi è rimasto soprattutto il mare e poi il ricordo d'una cittadina inconfrontabile con quella che è oggi. Era una stazione climatica invernale frequentata da anziani inglesi che avevano fatta la loro residenza. Compravano ville, frequentavano il club del tennis e sulla spiaggia c'erano i pescatori che col mare lavoravano, ma non bagnanti, stabilimenti balneari, tutto ciò che  oggi serve per adoperare il mare. Passavo le giornate passeggiando, tra il profumo della flora locale, sul lungomare e spingendomi spesso fino a Sant'Ampelio, dove mi fermavo presso una chiesetta costruita sulla roccia. A volte con mio zio imparavo a nuotare o a pescare granchi e polipi. Dall'interno della cittadina si dipartivano stradine che mi facevano scoprire una natura selvaggia, quasi da foresta vergine, con grandi cisterne d'acqua ed enormi insetti vorticanti. Non esisteva la violenza delle seconde case e quegli odori, quei colori, nemmeno di secoli fa, e quei silenzi perduti significano per me estati diverse da quelle turistiche di ora. Sono esperienze legate a un'età di formazione, forse povere di sentimenti storici ma ricche di nostalgie, di ricordi affettivi, soggettivi. Sono ancora legato a Bordighera al mio entrare nella conoscenza della scrittura, per esempio. Ecco, mi sedevo in un caffè, la mattina, e lì, lontano dalla confusione di oggi, leggevo, imparavo. Vi conobbi Guido Hess, un romanziere torinese nato, però, a Seborga, il quale aveva pubblicato qualcosa col proprio nome e, in seguito, con quello di Guido Seborga. Ebbe un momento di fama e poi fu ingiustamente dimenticato. Di lui ricordo un primo romanzo, "Il figlio di Caino", (si era nei primi anni '50) e un altro in versi. Era un personaggio singolare, una sorta di sperimentalista "ante litteram". Passeggiavamo sul lungomare di Bordighera e chiacchieravamo. Fu uno dei miei primi punti di riferimento culturale e mi fece conoscere Antonin Artaud, di cui mi prestò "Héliogabale" La mia Bordighera più recente fu nell'autunno del 1962. Vi portai mio figlio qualche settimana per una convalescenza. Erano i giorni dei missili di Cuba e la radio trasformò quella breve vacanza in un susseguirsi di tensioni. A parte questo, qualche breve pausa  invernale, con l'unico sottofondo musicale delle onde.

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