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A Bordighera viveva una sorella di mio padre
e le nostre famiglie, d'estate, lì si
congiungevano. Passavo il tempo con un mio
cugino, più grande di me, una specie di
fratello maggiore, e facevamo molte
passeggiate, mute o popolate da lunghe
chiacchierate. Di Bordighera mi è rimasto
soprattutto il mare e poi il ricordo d'una
cittadina inconfrontabile con quella che è
oggi. Era una stazione climatica invernale
frequentata da anziani inglesi che avevano
fatta la loro residenza. Compravano ville,
frequentavano il club del tennis e sulla
spiaggia c'erano i pescatori che col mare
lavoravano, ma non bagnanti, stabilimenti
balneari, tutto ciò che oggi serve per
adoperare il mare. Passavo le giornate
passeggiando, tra il profumo della flora
locale, sul lungomare e spingendomi spesso
fino a Sant'Ampelio, dove mi fermavo presso
una chiesetta costruita sulla roccia. A
volte con mio zio imparavo a nuotare o a
pescare granchi e polipi. Dall'interno della
cittadina si dipartivano stradine che mi
facevano scoprire una natura selvaggia,
quasi da foresta vergine, con grandi
cisterne d'acqua ed enormi insetti
vorticanti. Non esisteva la violenza delle
seconde case e quegli odori, quei colori,
nemmeno di secoli fa, e quei silenzi perduti
significano per me estati diverse da quelle
turistiche di ora. Sono esperienze legate a
un'età di formazione, forse povere di
sentimenti storici ma ricche di nostalgie,
di ricordi affettivi, soggettivi. Sono
ancora legato a Bordighera al mio entrare
nella conoscenza della scrittura, per
esempio. Ecco, mi sedevo in un caffè, la
mattina, e lì, lontano dalla confusione di
oggi, leggevo, imparavo. Vi conobbi Guido
Hess, un romanziere torinese nato, però, a
Seborga, il quale aveva pubblicato qualcosa
col proprio nome e, in seguito, con quello
di Guido Seborga. Ebbe un momento di fama e
poi fu ingiustamente dimenticato. Di lui
ricordo un primo romanzo, "Il figlio di
Caino", (si era nei primi anni '50) e un
altro in versi. Era un personaggio
singolare, una sorta di sperimentalista
"ante litteram". Passeggiavamo sul lungomare
di Bordighera e chiacchieravamo. Fu uno dei
miei primi punti di riferimento culturale e
mi fece conoscere Antonin Artaud, di cui mi
prestò "Héliogabale" La mia Bordighera più
recente fu nell'autunno del 1962. Vi portai
mio figlio qualche settimana per una
convalescenza. Erano i giorni dei missili di
Cuba e la radio trasformò quella breve
vacanza in un susseguirsi di tensioni. A
parte questo, qualche breve pausa
invernale, con l'unico sottofondo musicale
delle onde.
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