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Manuela aveva appena
chiuso la sua valigia viola, regalo di Mirko
per la maturità, quando la mamma, dal piano
di sotto le urlò, "Le lenti, le hai prese
quelle di ricambio?", "Si mamma" disse,
riaprendo la valigia e tirandole fuori dal
cassetto del comò.
Cominciavano le vacanze, la scuola era
andata bene, anzi benissimo, matura da 100
su 100 al liceo, era un gran successo.
Il suo, poi, non era un Cepu, per capirci. I
suoi tornavano, dopo anni, in Liguria ed
avevano chesto a Manu di andare ancora una
volta con loro.
Mirko andava con i suoi, in barca, e lei
soffriva il mal di mare. Poi aveva piacere
di stare con i genitori, erano solo quindici
giorni ed il posto era bello, anche se non
conosceva nessuno.
Arrivarono che era quasi sera, la pensione
era accogliente, vicino al mare. Si sentiva
il rumore delle onde dalla finestra della
sua camera, ed il profumo di ambra solare e
salsedine saliva dal carugio sottostante
assieme al vociare dei tanti turisti in
strada.
Scese a fare una passeggiata, intanto che
papa e mamma disfavano le valigie, litigando
soavemente, come sempre.
Si immerse tra la gente che camminava,
guardando le vetrine, entrando ed uscendo
dai negozi. Svoltò alla piazzetta ed andò
verso il mare, guidata dal rumore delle
onde. Era bellissimo, profumato, ed il
colore bianco della spuma, quando l'onda si
frangeva era addirittura elegante. Vide un
gruppo di ragazzi, le sembrava fossero della
sua età,
Si avvicinò, gli accenti erano un pò delle
sue parti, lombardi, un pò piemontesi. Si,
erano coetanei, ed anche da come vestivano,
scarpe a punta, camice con i ray-ban appesi
la rassicuravano: una bella compagnia, la
migliore, visto che lei, lì non conosceva
nessuno.
Come accade a quell'età, fu naturale fare
conoscenza. Tra loro c'era anche qualche
ragazzo del posto. Si riconoscevano subito,
poco stile, scarpe da ginnastica senza arte
ne parte. Paninari, insomma.
"Cosa fate, stasera?" chiese Manuela.
"Aspettiamo Luca, poi vediamo. Magari
andiamo in spiaggia con Marco che suona la
chitarra".
"Mhh, sai che roba", - pensò Manu - Speravo
in qualcosa di più magari quel locale che ho
visto arrivando oggi, all'inizio del paese.
Poi chissà chi è sto Marco, che suona la
chitarra. E sto Luca, boh."
Chiamò al cellulare Mirko, che era a Porto
Santo Stefano, prontO a salpare.
"Andiamo in Sardegna, partiamo ora e
navighiamo tutta la notte" le disse con la
sua bella erre strascicata, che la faceva
impazzire, quando la chiamava amore.
Sardegna, che invidia. Costa Smeralda,
Millionaire... che sballo. altro che
chitarra in spiaggia, e magari lattina di
birra da far girare.
Va beh, viste le facce comunque una canna la
si fa pure qui.
Il rombo di una marmitta la distolse dai
pensieri, e la voce degli altri, "Eccoli,
finalmente. Ciao Luca, ciao Marco".
Manu li squadrò subito dalla testa ai piedi.
Begli esemplari ruspanti, pensò. Marco aveva
i capelli ricci, quelli classici da
suonatore di chitarra da spiaggia. Jeans
rotti, ma rotti perché consumati, ed una
camicia awayiana.
Luca invece,.....mentre lo stava guardando
sentì gli occhi di lui che le si posarono
addosso.
"Ciao, sei appena arrivata vero? Io sono
Luca, come ti chiami?". Le allungò la mano,
abbronzata, con un braccialetto fatto da uno
spago girato due volte, ed un fermaglio ad
anello. Mani nervose, e calde. Non
identificò, come faceva d'abitudine, le
scarpe. Notò il tendine teso, e il dorso del
piede abbronzato, con il contorno bianco
della scarpa. ed i capelli, neri, che la
moto aveva scombinato. Gli occhi arrossati
dall'aria, ma neri anche loro come il
carbone, e quel profumo di vento e salsedine
che sapeva di pulito, ma anche di selvatico.
Non riuscì a rispondere, e pensò di
togliersi dall'imbarazzo avvicinandosi a
lui, per il bacio sulla guancia. Ma quando
le fu contro, guancia contro guancia la
brezza della sera mischiò i loro capelli, ed
anche i loro pensieri.
"Manuela, ma chiamami pure Manu, mi chiamano
tutti così".
Ma con gli occhi le disse "Mi piaci, mamma
mia quanto mi piaci". Lui le sorrise "Allora
ti chiamo Manuela, cosi ti accorgi che sono
io" ma i suoi occhi le stavano dicendo
"Cazzo come sei bella, mi piaci da morire".
Scesero tutti in spiaggia, come da copione
Marco prese la chitarra.
La luna fece capolino dalle nuvole per
ascoltare anche lei, era una fan di
Battisti.
E sperava tanto suonassero anche Blue Moon.
Vanitosa.
Manu si avvicinò a Luca, e di nascosto ne
saggiava il profumo. Sapeva di buono, sapeva
di quella terra.
Poi lui si girò verso di lei, le sorrise. Si
guardarono negli occhi. Gli occhi neri di
lui si fusero con l'azzurro di quelli di
lei. Lei guardò le labbra di Luca, che
lentamente si posarono sulle sue, per
baciarla.
Voleva dire qualcosa prima, valutare,
capire, spiegare. Ma perché, quella era
l'unica cosa che avesse senso fare.
Poi Luca la prese per mano, e si
allontanarono sulla spiaggia.
Si distese a fianco a lei, e la baciò
all'infinito, con dolcezza e passione, sin
quando non sentì il corpo di lei sciogliersi
contro il suo.
"Facciamo il bagno" disse lui. "Ma non ho il
costume" disse Manu.
"Facciamolo nudi, ci siamo solo noi qui, e
la luna."
Lei si spogliò e cosi fece Luca. Entrarono
nell'acqua ridendo, giocando, abbracciandosi
mentre da lontano arrivavano le note della
chitarra, portate dal vento leggero.
Poi, sdraiati sui sassi ancora tiepidi dal
sole del pomeriggio, si accarezzarono l'un
l'altro.
"Vestiamoci", disse Luca. "Ti porto a vedere
le stelle, cosi ci asciughiamo i capelli".
" Ma vorrei fare la doccia, e asciugarli con
il phon, sennò vengono crespi".
Lui rise, mentre metteva i jeans. "Vieni,
vieni con me".
Salirono sulla moto e presero la strada
della collina. La luna venne via con loro,
illuminando il cammino. L'odore dei
rododendri, dell'eucaliptus, poi gli ulivi
ed la brezza in collina. Era incantata Manu,
tutto quello che pensava era saltato. Era
felice, eccitata, le sembrava di volare,
seduta dietro quella moto con le ali ma
soprattutto dietro quelle spalle quadrate,
massicce.
Poggiava la guancia sulla sua maglietta e lo
stringeva stretto stretto.
Si fermarono in un prato, poggiarono la moto
ad un albero. Poi lui la prese per mano e
scesero più in basso, dove nessuno li
avrebbe visti. Solo la luna e milioni di
stelle facevano brillare i loro occhi,
mentre baciandosi si toglievano i vestiti.
Fecero l'amore, completamente nudi. Lei,
sopra di lui, allargò le braccia provando un
piacere infinito. L'odore dell'erba, l'odore
di lui. E l'odore di lei, erano cosi vicini
alla terra, alla natura, all'amore. Della
casa di Mirko, di quella Mercedes di suo
padre, con i sedili reclinabili motorizzati
ed il riscaldamento multizona non restava
nulla. Erano come Adamo ed Eva, e quello era
il loro paradiso terrestre. Addosso avevano
l'unica cosa che conta davvero nella vita,
il profumo del loro sudore avuto in dono dal
loro piacere profondo.
Rimasero cosi a lungo, respirando forte.
Abbracciati.
Poi si rivestirono, e tornando alla moto, si
giurarono amore, quello vero.
Quella notte Manu non dormì affatto. Tutto
il suo mondo era in discussione. E tutte le
cose in cui aveva creduto sino a quel
momento.
Sarebbe voluta scappare di casa, con lui.
Avrebbe voluto trovarlo sotto casa ad
aspettarlo, salire su quella moto, ed
iniziare la vita, quella vera, senza catene
d'oro, con le fatiche della libertà. E con
lui. I quindici giorni volarono, non sentì
quasi più Mirko, con mille scuse diverse.
Poi, piangendo, ricompose quella valigia
viola, per tornare verso la sua Milano.
In auto non parlò, immersa nell'I-pod.
La sua musica, l'aveva dimenticata. La sua
camera, i suoi bei vestiti. I profumi e le
serate a raccontare alle amiche delle
vacanza. Tornò anche Mirko. Litigarono, ma
poi si ritrovarono. Andarono ai Navigli, lui
la portò a mangiare in un locale molto chic.
Le regalò una "vera" comprata in Sardegna,
quelle di oro lavorato. Tutte intrecciate.
Andò a sostituire quella fatta con un
nocciolo di pesca grattato contro il muro,
che aveva imparato a fare al mare.
Al ritorno si fermarono sul Mercedes, e
fecero l'amore.
Una sera, era già ottobre, suonò il
campanello della porta. Andò lei a
rispondere, c'era Luca. Rimase un attimo in
silenzio, poi disse: "Scendo".
Prese l'ascensore, era confusa. Quando lo
vide davanti al portone lui le mise le
braccia attorno al collo, e la baciò. Lei si
lasciò baciare, sentendo l'odore del treno,
del viaggio, di quelle scarpe di gomma senza
nome.
Fecero due passi lungo la via, verso al bar
dell'angolo. Presero due caffé, molto
lunghi, come era loro abitudine.
Si parlarono a lungo, ed ogni parola, anche
se dolce, se cortese, era come un mattone
aggiunto ad un muro, attraverso il quale non
riuscivano quasi più a vedersi.
Un bip sul telefono di lei fermò il loro
dialogo. Lui le disse, cortesemente, leggi
pure.
Lei si alzò, gli diede un bacio sulle
labbra, con la bocca chiusa, e torno verso
casa.
Una Mercedes bianca, sotto il suo portone,
aspettava con il motore acceso. |