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25/05/1953: Arriva il Giro d'Italia di ciclismo con la tappa Bordighera-Torino

Oggi al Cinema

CINEMA OLIMPIA
via Cadorna, 3
tel. 0184/261955


Lunedì 21 maggio
Millenium: uomini che...
18,30 - 21,00


Martedì 22 maggio
Millenium: uomini che...
18,30 - 21,00


Mercoledì 23 maggio
Piccole bugie tra amici
21,00


Giovedì  24 maggio
Piccole bugie tra amici
21,00


Venerdì 25 maggio
Ciliegine
16,00 - 18,15 - 20,30 - 22,30


Sabato 26 maggio
Ciliegine
16,00 - 18,15 - 20,30 - 22,30


Domenica 27 maggio
Ciliegine
16,00 - 18,15 - 20,30 - 22,30


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VALERIO MOSCHETTI: "MANU E LUCA" NELLE RUBRICHE DI BORDIGHERA.NET

VALERIO MOSCHETTI

 

MANU E LUCA

 

Manuela aveva appena chiuso la sua valigia viola, regalo di Mirko per la maturità, quando la mamma, dal piano di sotto le urlò, "Le lenti, le hai prese quelle di ricambio?", "Si mamma" disse, riaprendo la valigia e tirandole fuori dal cassetto del comò.
Cominciavano le vacanze, la scuola era andata bene, anzi benissimo, matura da 100 su 100 al liceo, era un gran successo.
Il suo, poi, non era un Cepu, per capirci. I suoi tornavano, dopo anni, in Liguria ed avevano chesto a Manu di andare ancora una volta con loro.
Mirko andava con i suoi, in barca, e lei soffriva il mal di mare. Poi aveva piacere di stare con i genitori, erano solo quindici giorni ed il posto era bello, anche se non conosceva nessuno.
Arrivarono che era quasi sera, la pensione era accogliente, vicino al mare. Si sentiva il rumore delle onde dalla finestra della sua camera, ed il profumo di ambra solare e salsedine saliva dal carugio sottostante assieme al vociare dei tanti turisti in strada.
Scese a fare una passeggiata, intanto che papa e mamma disfavano le valigie, litigando soavemente, come sempre.
Si immerse tra la gente che camminava, guardando le vetrine, entrando ed uscendo dai negozi. Svoltò alla piazzetta ed andò verso il mare, guidata dal rumore delle onde. Era bellissimo, profumato, ed il colore bianco della spuma, quando l'onda si frangeva era addirittura elegante. Vide un gruppo di ragazzi, le sembrava fossero della sua età,
Si avvicinò, gli accenti erano un pò delle sue parti, lombardi, un pò piemontesi. Si, erano coetanei, ed anche da come vestivano, scarpe a punta, camice con i ray-ban appesi la rassicuravano: una bella compagnia, la migliore, visto che lei, lì non conosceva nessuno.
Come accade a quell'età, fu naturale fare conoscenza. Tra loro c'era anche qualche ragazzo del posto. Si riconoscevano subito, poco stile, scarpe da ginnastica senza arte ne parte. Paninari, insomma.
"Cosa fate, stasera?" chiese Manuela. "Aspettiamo Luca, poi vediamo. Magari andiamo in spiaggia con Marco che suona la chitarra".
"Mhh, sai che roba", - pensò Manu - Speravo in qualcosa di più magari quel locale che ho visto arrivando oggi, all'inizio del paese. Poi chissà chi è sto Marco, che suona la chitarra. E sto Luca, boh."
Chiamò al cellulare Mirko, che era a Porto Santo Stefano, prontO a salpare.
"Andiamo in Sardegna, partiamo ora e navighiamo tutta la notte" le disse con la sua bella erre strascicata, che la faceva impazzire, quando la chiamava amore.
Sardegna, che invidia. Costa Smeralda, Millionaire... che sballo. altro che chitarra in spiaggia, e magari lattina di birra da far girare.
Va beh, viste le facce comunque una canna la si fa pure qui.
Il rombo di una marmitta la distolse dai pensieri, e la voce degli altri, "Eccoli, finalmente. Ciao Luca, ciao Marco".
Manu li squadrò subito dalla testa ai piedi. Begli esemplari ruspanti, pensò. Marco aveva i capelli ricci, quelli classici da suonatore di chitarra da spiaggia. Jeans rotti, ma rotti perché consumati, ed una camicia awayiana.
Luca invece,.....mentre lo stava guardando sentì gli occhi di lui che le si posarono addosso.
"Ciao, sei appena arrivata vero? Io sono Luca, come ti chiami?". Le allungò la mano, abbronzata, con un braccialetto fatto da uno spago girato due volte, ed un fermaglio ad anello. Mani nervose, e calde. Non identificò, come faceva d'abitudine, le scarpe. Notò il tendine teso, e il dorso del piede abbronzato, con il contorno bianco della scarpa. ed i capelli, neri, che la moto aveva scombinato. Gli occhi arrossati dall'aria, ma neri anche loro come il carbone, e quel profumo di vento e salsedine che sapeva di pulito, ma anche di selvatico.
Non riuscì a rispondere, e pensò di togliersi dall'imbarazzo avvicinandosi a lui, per il bacio sulla guancia. Ma quando le fu contro, guancia contro guancia la brezza della sera mischiò i loro capelli, ed anche i loro pensieri.
"Manuela, ma chiamami pure Manu, mi chiamano tutti così".
Ma con gli occhi le disse "Mi piaci, mamma mia quanto mi piaci". Lui le sorrise "Allora ti chiamo Manuela, cosi ti accorgi che sono io" ma i suoi occhi le stavano dicendo "Cazzo come sei bella, mi piaci da morire".
Scesero tutti in spiaggia, come da copione Marco prese la chitarra.
La luna fece capolino dalle nuvole per ascoltare anche lei, era una fan di Battisti.
E sperava tanto suonassero anche Blue Moon.
Vanitosa.
Manu si avvicinò a Luca, e di nascosto ne saggiava il profumo. Sapeva di buono, sapeva di quella terra.
Poi lui si girò verso di lei, le sorrise. Si guardarono negli occhi. Gli occhi neri di lui si fusero con l'azzurro di quelli di lei. Lei guardò le labbra di Luca, che lentamente si posarono sulle sue, per baciarla.
Voleva dire qualcosa prima, valutare, capire, spiegare. Ma perché, quella era l'unica cosa che avesse senso fare.
Poi Luca la prese per mano, e si allontanarono sulla spiaggia.
Si distese a fianco a lei, e la baciò all'infinito, con dolcezza e passione, sin quando non sentì il corpo di lei sciogliersi contro il suo.
"Facciamo il bagno" disse lui. "Ma non ho il costume" disse Manu.
"Facciamolo nudi, ci siamo solo noi qui, e la luna."
Lei si spogliò e cosi fece Luca. Entrarono nell'acqua ridendo, giocando, abbracciandosi mentre da lontano arrivavano le note della chitarra, portate dal vento leggero.
Poi, sdraiati sui sassi ancora tiepidi dal sole del pomeriggio, si accarezzarono l'un l'altro.
"Vestiamoci", disse Luca. "Ti porto a vedere le stelle, cosi ci asciughiamo i capelli".
" Ma vorrei fare la doccia, e asciugarli con il phon, sennò vengono crespi".
Lui rise, mentre metteva i jeans. "Vieni, vieni con me".
Salirono sulla moto e presero la strada della collina. La luna venne via con loro, illuminando il cammino. L'odore dei rododendri, dell'eucaliptus, poi gli ulivi ed la brezza in collina. Era incantata Manu, tutto quello che pensava era saltato. Era felice, eccitata, le sembrava di volare, seduta dietro quella moto con le ali ma soprattutto dietro quelle spalle quadrate, massicce.
Poggiava la guancia sulla sua maglietta e lo stringeva stretto stretto.
Si fermarono in un prato, poggiarono la moto ad un albero. Poi lui la prese per mano e scesero più in basso, dove nessuno li avrebbe visti. Solo la luna e milioni di stelle facevano brillare i loro occhi, mentre baciandosi si toglievano i vestiti.
Fecero l'amore, completamente nudi. Lei, sopra di lui, allargò le braccia provando un piacere infinito. L'odore dell'erba, l'odore di lui. E l'odore di lei, erano cosi vicini alla terra, alla natura, all'amore. Della casa di Mirko, di quella Mercedes di suo padre, con i sedili reclinabili motorizzati ed il riscaldamento multizona non restava nulla. Erano come Adamo ed Eva, e quello era il loro paradiso terrestre. Addosso avevano l'unica cosa che conta davvero nella vita, il profumo del loro sudore avuto in dono dal loro piacere profondo.
Rimasero cosi a lungo, respirando forte. Abbracciati.
Poi si rivestirono, e tornando alla moto, si giurarono amore, quello vero.
Quella notte Manu non dormì affatto. Tutto il suo mondo era in discussione. E tutte le cose in cui aveva creduto sino a quel momento.
Sarebbe voluta scappare di casa, con lui. Avrebbe voluto trovarlo sotto casa ad aspettarlo, salire su quella moto, ed iniziare la vita, quella vera, senza catene d'oro, con le fatiche della libertà. E con lui. I quindici giorni volarono, non sentì quasi più Mirko, con mille scuse diverse.
Poi, piangendo, ricompose quella valigia viola, per tornare verso la sua Milano.
In auto non parlò, immersa nell'I-pod.
La sua musica, l'aveva dimenticata. La sua camera, i suoi bei vestiti. I profumi e le serate a raccontare alle amiche delle vacanza. Tornò anche Mirko. Litigarono, ma poi si ritrovarono. Andarono ai Navigli, lui la portò a mangiare in un locale molto chic. Le regalò una "vera" comprata in Sardegna, quelle di oro lavorato. Tutte intrecciate.
Andò a sostituire quella fatta con un nocciolo di pesca grattato contro il muro, che aveva imparato a fare al mare.
Al ritorno si fermarono sul Mercedes, e fecero l'amore.
Una sera, era già ottobre, suonò il campanello della porta. Andò lei a rispondere, c'era Luca. Rimase un attimo in silenzio, poi disse: "Scendo".
Prese l'ascensore, era confusa. Quando lo vide davanti al portone lui le mise le braccia attorno al collo, e la baciò. Lei si lasciò baciare, sentendo l'odore del treno, del viaggio, di quelle scarpe di gomma senza nome.
Fecero due passi lungo la via, verso al bar dell'angolo. Presero due caffé, molto lunghi, come era loro abitudine.
Si parlarono a lungo, ed ogni parola, anche se dolce, se cortese, era come un mattone aggiunto ad un muro, attraverso il quale non riuscivano quasi più a vedersi.
Un bip sul telefono di lei fermò il loro dialogo. Lui le disse, cortesemente, leggi pure.
Lei si alzò, gli diede un bacio sulle labbra, con la bocca chiusa, e torno verso casa.
Una Mercedes bianca, sotto il suo portone, aspettava con il motore acceso.