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25/05/1953: Arriva il Giro d'Italia di ciclismo con la tappa Bordighera-Torino

Oggi al Cinema

CINEMA OLIMPIA
via Cadorna, 3
tel. 0184/261955


Lunedì 21 maggio
Millenium: uomini che...
18,30 - 21,00


Martedì 22 maggio
Millenium: uomini che...
18,30 - 21,00


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Piccole bugie tra amici
21,00


Giovedì  24 maggio
Piccole bugie tra amici
21,00


Venerdì 25 maggio
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16,00 - 18,15 - 20,30 - 22,30


Sabato 26 maggio
Ciliegine
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Domenica 27 maggio
Ciliegine
16,00 - 18,15 - 20,30 - 22,30


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VALERIO MOSCHETTI: "LA VISITA A PINO" NELLE RUBRICHE DI BORDIGHERA.NET

VALERIO MOSCHETTI

 

LA VISITA A PINO

 

Questa estate sono stato a trovare Pino al mare. Con la sua famiglia trascorreva le vacanze nell'entroterra ligure. Era mia intenzione passare solo per un saluto e poi proseguire verso la mia destinazione estive.
Ma la sua innata disponibilità e quella dei suoi cari mi convinse a restare con loro più del previsto. ""Dai", disse Pino, "fermati almeno sino a domani. Ti porto su un relitto molto bello, magari prendiamo del pesce e ce lo facciamo alla griglia".
Come tutti sanno, è vietato pescare quando ci si immerge con le bombole. Multe salate e ritiro dell'attrezzatura sono ciò che aspetta il pescatore di frodo.
Ma Pino è subacqueo da sempre, probabilmente quando è nato sua madre era al mare, nell'acqua. Un pò come accade ai contadini che hanno in casa il fucile del nonno e da sempre la domenica mattina fanno il giro nel bosco, anche lui, alla mia contestazione "Ma non si può!" rispose con un sorriso "Non si dovrebbe". Capisco che dire a Pino "non pescare" è un pò come vietare ad un giardiniere di raccogliere i fiori nel giardino di casa. "Eppoi" dice "mica andiamo a fare una strage, prendiamo ciò che ci serve per il pranzo: in fondo se lo comprassimo al mercato non cambia nulla!".
Mi lascio convincere, sarò solo il suo complice, io il fucile non lo porto, anche se questo non diminuisce le mie colpe.
La mattina dopo partiamo presto. Il mare è liscio come l'olio ed il gommone fende elegantemente l'acqua. I gabbiani si alzano svogliatamente in volo al nostro passaggio per posarsi pochi metri più in là.
Dopo mezz'ora ci troviamo sul punto dell'immersione, buttiamo l'ancora e spegniamo il motore. Cominciamo a vestirci: la muta, i piombi, gli erogatori.. Guardo Pino mentre svolge questi preliminari e vedo che la sua espressione si trasforma; è un rituale consumato, fatto chissà quante altre volte.
Ma Pino, come Superman, cambia fattezze e personalità: diventa un pesce, anzi un mammifero acquatico come i delfini o le orche. La sua nuova pelle, la muta, gli si osa addosso con naturalezza, le pinne diventano una prolunga dei suoi piedi, le bombole un fastidioso accessorio che butta svogliatamente sulle spalle.
Certo che il Padreterno quando lo ha fatto nascere poteva fare uno strappo alla regola e dotarlo di branchie, come i pesci, per risparmiargli questo fastidio. In un attimo è vestito ed io, che avevo iniziato prima di lui, mi accorgo di essere ancora a metà. Una volta in acqua verifico l'assetto come sempre e guardo Pino, i suoi occhi mi dicono: "Ci sbrighiamo?". E' vero, penso, scusa se sono un uomo che abitualmente vive fuori dell'acqua! Sgonfiamo il GAV, il giubbotto che ci tiene a galla, e in un attimo siamo a 30 metri sul fondo. Occhio e croce possiamo stare sotto 25 minuti senza poi dover fare la decompressione. Seguo Pino tra le lamiere del relitto che mi prometto di rivisitare con calma un'altra volta. Da non so dove compare il fucile subacqueo, carico. Il delfino ha iniziato la caccia.
Lo vedo entrare nei buchi, girarsi sottosopra, sparire tra le lamiere. Forse quella è un pò casa sua. Penso, neanche si ricorda che ci sono. Invece si gira e mi chiede con la mano: "Ok?". Rispondo di sì, si gira e ricomincia. Certo, pescare si può pescare tutti, ma solo qualcuno è pescatore. Ad un certo punto si ferma di fronte ad una paratia del relitto. Indietreggia un pò, si irrigidisce e rimane così immobile. Non vedo più uscire le bolle dal suo boccaglio, è in apnea. Mi accosto lentamente, ho inteso, la preda ed il cacciatore si sono incontrati. Come se di fronte a lui ci fosse uno specchio, nella sua stessa posizione, rigido ed attento mi compare il suo antagonista. Con il corpo immerso nelle lamiere, la bocca semiaperta, vedo la testa del grongo, la testa di grongo più grossa che abbia mai visto. Se quelle fauci avessero deciso di addentare Pino, non avrebbe avuto problemi a coprirgli la faccia. La testa di pino e quella del grongo erano uguali. Per qualche istante, a me sono sembrati ore, si osservano, si studiano. Il grongo è un predatore, simile ad una enorme anguilla, non è certo uno che si tira facilmente indietro.
Stimo ad occhio e croce che sia lungo due metri! Spero, e giuro che l'ho sperato, che Pino lo lasci stare. Per paura, non per compassione. Ma Pino espira, lentamente, svuotando i polmoni eppoi aspira una lunga boccata; per lui è venuto il momento di colpire. Allunga il braccio, prende la mira. Preme il grilletto lentamente. L'asta dell'arpione si stacca dal fucile silenziosamente, a me sembra al rallentatore, ma il tonfo che avverto quando affonda nel palato del bestione mi dà l'idea della potenza. Per un istante, forse due, non accade nulla; i due rimangono nella posizione iniziale, a fronteggiarsi.
Ma quel filo di nailon che unisce Pino al grongo stabilisce la differenza. Ad un estremo c'è il fucile, dall'altro l'arpione. In un attimo accade il finimondo; Pino comincia a recuperare la sagola, il grongo si dibatte nella tana d'acciaio. I tonfi della coda che urtano la lamiera fanno veramente paura. Si solleva una sospensione terribile e sul posto cala un polverone che solo una tempesta può creare. Nella nebbia vedo la sagoma di Pino che si dimena e con lui compare lentamente il corpo del pesce, enorme.
I gronghi si dibattono alle volte anche in pentola, dopo un'ora che sono fuori dall'acqua e con la testa mozzata. L'energia che abita il loro corpo sembra infinita. Guardo il manometro; ho solo più 50 atmosfere d'aria ma, la cosa peggiore, è che sono passati 35 minuti. Secondo le tabelle dovremmo fare 12 minuti di decompressione. Non ci penso, non voglio entrare in affanno inutilmente. Nel polverone, quasi fossero due mostri marini, la lotta continua. Poi, per incanto, la nebbia comincia a diradarsi e Pino, lentamente riesce a sfilarlo dalla tana. Per nostra fortuna l'arpione aveva perforato il cervello all'altezza della dorsale. Finalmente si risale. Ricordo a Pino i tempi e l'aria che ci rimane. Se non fosse che siamo a bagno direi che è sudato fradicio. L'adrenalina gli scorre ancora nel sangue, lentamente ritorna uomo. Una volta a bordo recuperiamo il bestione ed anche solo questa operazione è un'avventura.
La sera in molte case del borgo si sente lo sfrigolio della grassa carne che cuoce sulla griglia. Grazie Pino, abbiamo fatto una cosa che non và fatta, ci insulteranno tutti, però grazie che mi hai portato.