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L'epoca del grande ciclismo a Bordighera

L'epoca del grande ciclismo a Bordighera

I grandi nomi del ciclismo hanno sempre amato la città di Bordighera. Alcuni episodi pescati nella mia memoria personale lo dimostrano.
Intanto il “Circuito degli Assi” che per 4 anni consecutivi, dal 1949 al 1952, vide alla partenza il fior fiore del ciclismo internazionale, compresi i fratelli Coppi, Fausto e Serse, Ortelli e Van Stembergen, con vittorie di Guegan, Casola, Magni e Bevilacqua, grandi nomi della storia ciclistica mondiale.
E proprio alla partecipazione di Fausto Coppi, il campionissimo, nel 1950 è legato un momento stupendo e commovente.
Coppi decide di partecipare alla gara nella quale il fratello Serse era giunto secondo l’anno precedente. (Serse morirà poi in seguito ad un incidente nel Giro del Piemonte del 1951).
Fausto Coppi si stabilisce all’Hotel Parigi, sul lungomare, ed al pomeriggio della vigilia della corsa di fronte all’albergo si allineano una cinquantina di moto e scooter su due file parallele, così da creare una sorta di corridoio. Sulla sella di ogni moto prende posto un ragazzino della Fondazione Don Gnocchi della sede di Imperia di cui il campione è un grande benefattore.
Verso le 17 Fausto Coppi esce dall’Hotel e percorre il lungo corridoio delle moto ricevendo da ogni bimbo, da un lato e dall’altro al suo passaggio, una rosa. Procede lentamente, sorridendo, accarezzando le testoline dei bimbi, quasi tutti orfani. Al termine di quel percorso ha tra le braccia una fascio enorme di rose. Simbolo dell’affetto e della gratitudine di quei bimbi.
La piccola folla che ha assistito alla scena timidamente accenna ad un applauso, ma lui fa un cenno per zittirlo e stringe fra le braccia il fascio di fiori dei bambini, abbracciandoli tutti simbolicamente.
Il giorno dopo si classificherà terzo, permettendo così a Bordighera di poterlo annoverare nell’Albo d’Oro.
Un passo indietro nel tempo.
1948. Nel mese di luglio al Tour de France i colori italiani sbaragliano gli avversari e dominano la corsa. In quell’epoca si corre con le squadre nazionali. Fiorenzo Magni è in maglia gialla e Gino Bartali strapazza tutti sui Pirenei. A quel punto un gruppo di facinorosi, pseudo-tifosi, aggrediscono Bartali brutalmente e la squadra si ritira per protesta. Tra l’altro è un momento molto “caldo” in Italia perché a causa di un attentato a Togliatti c’è aria di sommossa, quasi di guerra civile. Ma la vicenda del Tour catalizza l’interesse e la passione degli italiani smorzando forse, così afferma la storia, un momento tragico.
La squadra rientra in Italia. Ovviamente in auto. Aereo? Neanche a pensarlo. A quell’epoca i ciclisti sudavano molto, e basta.
Bartali e Magni, attraversata la Francia ostile, entrano in Italia dalla frontiera di Ventimiglia. E dove si fermano per il primo contatto amico? a Bordighera. Presso il ciclista Barale. Una istituzione già allora, che richiamava fior di professionisti del pedale per rifornirsi di telai, accessori e dettagli utili. Dall’Italia e dall’estero.
Al termine di ogni edizione della Milano-Sanremo era tutto un via-vai di personaggi e campioni che richiamavano gli appassionati per vedere da vicino i loro idoli. Momenti epici.
Due scatti di un album di ricordi legati al grande ciclismo a Bordighera.

Renato Ronco
29 dicembre 2016

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