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L'estate non voleva
lasciare Bordighera in quel lontano ottobre
del 1897 il sole era ancora caldo di giorno
e le notti tiepide
. e proprio come ogni
notte i pescatori ripetevano il loro rituale,
che era il segnale di inizio di un'altra
notte del loro duro lavoro ... in una lunga
processione di lumi e lanterne tremolanti
lasciavano le case arroccate sopra il capo
per raggiungere le spiagge, dove ad
attenderli vi erano grossi gozzi, ed ogni
equipaggio aveva la sua ...
I più fortunati erano
quelli che abitavano in Arziglia, o già a
Borgo Marina, ma anche se erano più vicini
al mare, erano anche quelli che per primi
arrivavano, e quindi i primi a mettere mano
alle procedure che precedevano il varo, i
materiali erano già stati crontollati nel
pomeriggio dai più anziani o dalle "pescauire" o da chi per vari motivi non
sarebbe uscito in mare quella notte, i
"parai" venivano posizionati sulla spiaggia
alla giusta distanza ben unti di sevo, i
materiali caricati, sotto lo sguardo attento
del capobarca, in modo che i pesi fossero
ben distribuiti, nulla come sempre veniva
lasciato al caso, anche se tutto sembrava
semplice e naturale, e i gesti erano sempre
gli stessi che avevano fatto i loro padri
e i padri dei loro padri prima di loro, Con
l'ultima raccomandazione "l'avei mesu u
lezu" (avete messo il tappo) si
iniziavano a spingere i battelli sino sul
bagnasciuga, e se il mare era calmo si
entrava direttamente in acqua, con l'ultimo
pescatore che con i pantaloni ( rebertegai )
rimboccati sino al ginocchio dava l'ultima
spinta salendo al volo con un volteggio e
sedendosi elegantemente di traverso sulla
stretta poppa del gozzo, come un'amazzone
avrebbe fatto sulla sua cavalcatura, se
invece il mare non era calmo, tutto
diventava più difficile, ed era il capobarca
in persona che dirigeva il varo in quanto un
errore avrebbe voluto dire perdere una notte
di lavoro, o dover lavorare bagnati tutta la
notte, e la prospettiva non era allettante,
anche se non fosse stata una notte fredda.
Ed anche quella notte molti di quegli uomini
che andavano per mare notarono quella
figura femminile
eterea ... vesita di
bianco adossata alla scogliera sotto la
chiesetta di Sant'Ampelio che scrutava il
mare, sotto il raggio di una luna che tutto
rendeva argenteo e luccicante, mentre i
gozzi gli sfilavano davanti come in una
surreale processione ed il capobarca si
apprestava a recitare il Padre Nostro come
ogni volta, che transitava dinanzi al
Santuario di Sant'Ampelio, preghiera che
sarebbe terminata con la risposta
dell'equipaggio "Buon viaggio buon
passaggio, questo ed altro se Dio vorrà". Gli uomini quasi mai commentavano quella
visione, forse per una forma di pudore
associata al rispetto del dolore, ma uno di
loro forse più sensibile o più colpito da
quella serata luminosa e tiepida, non riuscì
a trattenere il suo pensiero
"anche questa
sera" ed infatti tutte le sere con
qualsiasi tempo questa figura femminile si
adossava alle rocce del capo, in attesa di
veder comparire un bastimento che le
riportasse il suo innamorato partito per le
Americhe in cerca di fortuna, e che l'aveva
lasciata sola con la sua promessa "prepara
l'abito che tornerò presto per sposarti". E
lei tutte le sere si recava in riva al mare
con il suo abito da sposa pronta per far si
che quella promessa fosse mantenuta. Anche
un grande e sensibile artista che scelse
Bordighera per trascorrervi gli ultimi anni
della propria vita fu colpito da tanto amore
, tanto da immortalare questa giovane donna
innamorata in un celebre quadro che avrebbe
poi titolato "Innamorata del Mare - La sposa del mare". Pompeo Mariani.
FRANCO ZOCCOLI |