Versione desktop / mobile

RACCONTO SU BORDIGHERA: LA DOMENICA DELLE PALME

Statistiche
     
 

 

LA DOMENICA DELLE PALME

 

Bordighera è la città europea a latitudine più settentrionale dove nascono spontanee le palme da datteri, in particolare la qualità "Phoenix dactylifera", quella più rustica, che molti turisti avranno ritrovato nelle oasi tunisine (Toseur, Gabes) o marocchine (Tinehir, Erfoud).  Possiamo quindi affermare, con grande serenità, che in Europa Bordighera è la città delle palme per eccellenza.
Ed è appunto nella città delle palme che si svolge, con particolare suggestione, la ricorrenza religiosa della "Domenica delle Palme". Nei giorni precedenti la festa, nei vari magazzini del Paese Alto, ferve il lavorio delle donne che con tramandata abilità intrecciano i "semelli", i quali rappresentano il prodotto più significativo delle palme bordigotte (i datteri quasi mai raggiungono una soddisfacente maturazione).
Per ottenere i "semelli" occorre legare per tempo il cuore della palma affinché, per la diversa azione clorofilliana, raggiungano il colore desiderato: più bianco per la nostra Pasqua; più verde per la festa ebraica che cade in autunno. La legatura delle palme è un lavoro ardito, praticato da esperti "parmurà" che si arrampicano fino in cima alla pianta e, debitamente legati, operano attorno al ciuffo secondo un metodo che si tramanda da generazioni.
I bordigotti portano in piazza per la benedizione i "parmureli", risultato di una filiera produttiva che affonda le sue radici addirittura nei secoli.
Intanto le palme. A Bordighera amiamo credere che le abbia portate dalla Tebaide il nostro Santo patrono, Sant'Ampelio.  Ma è più probabile che siano stati i Fenici, durante le loro ricorrenti scorribande, a scaricare sul nostro territorio i noccioli dei datteri con i quali si nutrivano nelle traversate mediterranee. Qui i semi trovarono un microclima ideale per prosperare e riprodursi.
La conca di Arziglia e la costa del Beodo, a ridosso del cimitero e Villa Garnier, sono le località dove ancora oggi prosperano (ormai residue) famiglie di palme. In altri angoli della città inoltre, si possono trovare gruppi isolati di Phoenix e anche di altre qualità.
La tradizione dei "Parmureli" invece è fatta risalire ad un episodio che avrebbe conferito a Bordighera il privilegio di fornire ogni anno le palme pasquali al Papa.
Correva l'anno 1586 quando Papa Sisto V decise di far erigere, in Piazza San Pietro, l'obelisco egiziano dedicato da Caligola ad Augusto e Tiberio. Nel silenzio generale della difficile operazione di sollevamento, un grido lacerò la piazza: "Aiga ae corde" - impartì il capitano di ventura Bresca che assisteva alla manovra -.
Il perentorio suggerimento venne ascoltato e le corde, adeguatamente bagnate, si contrassero permettendo così il definitivo assestamento dell'obelisco che era pericolosamente in bilico.
Il Papa, riconoscendo il tempismo e l'utilità di quel grido, non solo non condannò il Bresca, ma gli conferì il privilegio di fornire ogni anno al Vaticano le palme pasquali.
Da allora varie famiglie di Bordighera hanno onorato l'antico privilegio, in particolare le famiglie Allavena Traverso e Palmero il cui decano "parmurà" Ampelio nel 1990 morì (72.enne) cadendo da una palma che stava legando.
Attualmente non si conoscono più parmurà tradizionali, anche in considerazione della tecnologia sopravvenuta.
Quando, la domenica delle Palme, il parroco si presenta sul sagrato imbracciando il "parmurelu" più bello e più artisticamente lavorato (che gli viene offerto ogni anno dalle famiglie), tutti i presenti alzano al cielo il loro, per la solenne benedizione, ripetendo il gesto dei giovani ebrei che con i rami di palma acclamavano Gesu quale loro Re.
Il "parmurelu" benedetto viene tradizionalmente appeso in casa quale segno di fede per la famiglia.
La tradizione impone che ogni anno i vecchi "parmureli" (oramai rinsecchiti) vengano bruciati la domenica prima dell'inizio della quaresima per produrre la cenere che viene imposta sul capo dei fedeli.
 vissuto.

GIANCARLO PIGNATTA