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RACCONTO SU BORDIGHERA: IL PRIMO OSPITE DELLA CASA DI PROVVIDENZA

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IL PRIMO OSPITE DELLA CASA DI PROVVIDENZA

 

Un povero occupava da tempo in modo particolare l'attenzione del Padre Giacomo: era un certo Sappia Luca, noto nel paese col soprannome di Luchetto. Quel povero tutti lo conoscevano, perchè da molti anni girava per Bordighera sempre con un sacco, chiedendo l'elemosina. Senonchè negli ultimi mesi del 1894 non lo si vide più: fuggendo il consorzio umano, egli si era dato a passare la vita ramingo qua e là tra il folto degli ulivi, mezzo morto di fame e intirizzito dal freddo. Padre Giacomo non lo aveva mai perso di vista e faceva arrivare ugualmente fino a lui i benefici effetti della sua grande carità. Aveva a tale scopo acquistato un pentolino, affidando ad una delle sue suore l'incarico di portar ogni mattina quel recipiente, ripieno di caffè e latte, al povero infelice. Ma Luchetto non aveva dimora fissa, e la suora, passato il bivio che mette al lavatoio al di sopra del paese, doveva, per trovarlo, internarsi per sentieri stretti in mezzo al folto degli ulivi, chiamandolo ad alta voce. Ci raccontava la suora: "Quando io gridavo: Luchetto dove sei? Avete cambiato luogo? - Son qui! - Mi rispondeva. Ed io, seguendo l'eco della voce, cercavo di rintracciarlo. Un giorno - soggiungeva la stessa - non riuscivo a trovarlo; dopo aver girato un pezzo qua e là, entro alla fine in una capanna mezzo diroccata: il povero infelice si era chiuso nel suo sacco e aveva solo la testa fuori". Di ritorno la suora doveva dare al padre la relazione di quanto aveva fatto. Lamentandosi essa qualche volta che l'infelice cambiasse sempre dimora: "Vedete, figlia," diceva ridendo il padre, "E' più ricco lui che il Signor Moreno. Nemmeno il re cambia così sovente". E concludeva tutto allegro e contento:"Lavorate, lavorate, figlia, per il Signore".
Una notte durante l'inverno di quello stesso anno, Padre Giacomo volle andare in persona a vedere se Luchetto aveva mangiato e se soffriva per il freddo. "Conducimi a vederlo": disse al suo curato; e con un lanternino in mano, usciti fuori dal paese, si spinsero entrambi tra il folto degli ulivi. Lo trovammo - ci racconta il curato - in cattivi passi e in assai cattive condizioni. Ma a causa della profonda oscurità e della scabrosità del luogo non poterono per allora che ristorarlo alla meglio e coprirlo con una coperta che avevano portato seco. L'indomani per tempo ritornarono tutti e due presso l'infelice, e presolo l'uno da una parte e l'altro dall'altra lo portarono in paese. Nella casa dove stavano le suore, padre Giacomo aveva a sua disposizione una piccola stanza quasi a pian terreno. Ivi egli ricoverò il povero Luchetto, facendogli prodigare dalle suore e prodigandogli lui stesso le più amorose cure. In uno dei momenti in cui il poveretto si sentiva più sollevato, il Padre che scherzava volentieri:"Figlio - gli disse - avete pensato a tutto; ma al testamento non pensate?". "Oh! Si, signor Prevosto - rispose Luchetto - A Vo Signoria lascio la barca (una vecchia barca che però più non aveva), e a loro il sacco" soggiungeva, accennando alle suore che sempre lo avevano assistito. Era il sacco dei suoi stracci, dal quale non s'era mai voluto separare.
Pochi giorni dopo Luchetto moriva contento confortato fino all'ultimo dall'assistenza delle suore e del Padre Giacomo, il quale nell'ardore della sua carità aveva dato in quel modo principio all'opera del ricovero ideato.

Tratto dal libro "Vita Del P.Giacomo Viale" dei frati minori di Eufrasio M. Spreafico Barnabita 1926