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Il Parroco Don Angelo: un ''libro aperto'' sulle difficoltà della Casa di Riposo

Il Parroco Don Angelo: un ''libro aperto'' sulle difficoltà della Casa di Riposo

Cari concittadini di Bordighera e cari parrocchiani,
dopo due anni dal mio ingresso come parroco e come membro del Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo San Giuseppe, fondata dal nostro amato fratino il Venerabile Servo di Dio Padre Giacomo Viale, sento il dovere di fare con voi un po di condivisione sull’andamento della Fondazione.
Cercherò solo di farne una lettura il più possibile oggettiva, senza la preoccupazione di trovare colpevoli, visto che chi ha operato in questi ultimi 15 anni, lo ha fatto a titolo gratuito, come volontario, certamente pensando di fare il bene della Casa di Riposo.
Per quanto riguarda l’attenzione agli ospiti, normalmente circa 54, come è emerso da tutti i controlli delle autorità competenti, la situazione è positiva, quasi al massimo della valutazione (è chiaro che si può sempre migliorare). Per ottenere questo, abbiamo dovuto tenere un numero di persone al lavoro, superiore del 20 per cento di quelle richieste dalla legge, attualmente sono 37.
La spesa più importante è quella del personale che ammonta a circa euro 1.288.302 all’anno.
All’interno di questa spesa, come per tutte le aziende, c’è anche la spesa per i dipendenti affetti da malattie di lungo periodo e qualche altra difficoltà che preferisco non elencare.
Il 20 per cento del personale in più, è dovuto anche al fatto di aver voluto insediare questo servizio in un edificio di per sé non ottimizzabile per questo tipo di attività, dislocando le camere a vari livelli ha messo la struttura nelle condizioni di dover avere più personale per non andare contro le giuste norme che garantiscono la tutela degli ospiti. A proposito degli ospiti, c’è da rimarcare che con l’ente pubblico ne abbiamo convenzionati solo 15 e al momento non è possibile aumentarne il numero fino a nuova decisione della Regione Liguria. Quando ciò era possibile farlo, molti anni or
sono, i responsabili si sono rifiutati, nonostante i solleciti.
Per quanto riguarda il Patrimonio, solo con il precedente consiglio si è iniziato a prendersene cura in maniera continua, riadeguando gli affitti e iniziando un’opera di risanamento ormai indispensabile se si vuole mantenerne il valore. Non ci sono stati più lasciti importanti negli ultimi anni. La partenza delle suore, scelta fatta dalla Congregazione in maniera autonoma e come detto a me dalla Superiora Generale, senza alcuna costrizione, costa alla Struttura circa 120.000,00 euro in più all’anno. Esse stavano in struttura giorno e notte, che Dio le benedica.
Dal punto di vista della conduzione amministrativa, sono state fatte nel lontano passato delle scelte che ci portiamo dietro come un peso difficile da eliminare:
1) 500.000,00 euro spesi inizialmente per pagare la conclusione dei lavori del nuovo edificio e rimasti come costante scoperto di conto.
2) 410.000,00 euro di debito verso lo Stato per diverse annualità (imposte non pagate e multe).
3) Cospicui crediti che non riusciamo a recuperare da affittuari inadempienti e da famigliari di degenti che alla morte del congiunto si sono rifiutati di pagare quanto ancora dovuto.
Se si vuole mantenere una buona qualità sia a livello degli ospiti che a livello del personale è necessario:
1) Vendere immobili per appianare definitivamente il debito.
2) Diminuire sensibilmente le spese.
3) Curare il patrimonio perché possa rendere di più.
4) Visto che nonostante i precedenti punti (a meno che l’ente pubblico non aumenti i posti convenzionati e il valore delle rette) si arriverà a chiudere ogni anno in notevole passivo, saremo costretti a vendere un po' alla volta tutti gli immobili di proprietà. Le rette che facciamo pagare sono già alte, più o meno come in tutte le case della Provincia, non si possono aumentare, per andare avanti nel futuro è necessario che ritorni a operare il buon cuore delle persone di buona volontà, o una maggiore presa di responsabilità da parte degli enti pubblici a tutti i livelli.
Ai tempi di Padre Giacomo Viale erano molte le persone di buona volontà che lo aiutavano economicamente e questo permetteva a lui non solo di portare avanti la struttura con l’aiuto indispensabile delle suore, ma anche di aiutare i poveri. I tempi sono cambiati.
Spero che la Provvidenza ci indichi una via di uscita e che il Venerabile Servo di Dio faccia il miracolo nella struttura da lui fondata e diventare così Santo.
Il Presidente - don Angelo Di Lorenzo.

La Redazione
20 settembre 2016





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