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Fulvia Tiboldo, Bordigotta, vice campionessa del mondo di Curling

Fulvia Tiboldo, Bordigotta, vice campionessa del mondo di Curling

Fulvia Tiboldo, originaria di Biella, da anni residente a Bordighera, è una campionessa di livello internazionale di Curling.
Fulvia Tiboldo, di professione educatrice, oltre al Curling segue anche, come coach, i disabili del basket e dell'equitazione.
Uno sport, il Curling, che la vede spesso essere in Piemonte, esattamente a Pinerolo, per continuare a praticare la passione per questo sport, poco conosciuto in Italia.
Non si hanno notizie certe sulle sue origini. Si presume, da antichi riferimenti storici, che sia stato inventato nella Scozia medievale nel 1541.
E' uno sport di squadra, a punti, giocato sul ghiaccio con pesanti pietre di granito levigate, dotate di un'impugnatura. I giocatori, suddivisi in due squadre di quattro ognuna, fanno scivolare queste pietre su una lastra di ghiaccio verso la "casa", contrassegnata da tre anelli concentrici. Più si entra nella "casa" o ci si avvicina e pù alto è il punteggio.
Chiaramente la vittoria va alla formazione che, al termine di ogni "mano" (turno di lanci n.d.r.), si trova con il punteggio più alto.
Uno sport molto particolare del quale a chi meglio di lei, medaglia d'argento ai campionati mondiali del 2016 a Sochi in Giappone, ce ne può parlare?
- Come è nato il tuo incontro con il Curling che poi è diventato la tua grande passione sportiva.
“E' nato per "colpa" di un amico che ha talmente insistito fino a quando ho acconsentito a fare una prova sulla pista di ghiaccio di Biella. Più che altro per fargli un piacere. Praticavo già molte attività sportive, tra le quali anche l'equitazione! Appena ho messo i piedi sul ghiaccio mi è piaciuto immediatamente. A tal punto che in pochissimo tempo è diventato il mio sport preferito”.
- Come mai è poco conosciuto e quindi poco seguito da noi?
“Il Curling è davvero uno sport unico e molto particolare, ma purtroppo è vero, in Italia è praticato con moltissime difficoltà, in quanto né i media né le televisioni lo trasmettono e ne parlano, se non durante eventi di rilevanza mondiale quali le Olimpiadi. A ciò si aggiunge la mancanza di appositi campi ghiacciati, che nella maggior parte del territorio Italiano, per il suo clima, devono essere mantenuti, a costi elevati, a temperature molto basse, in zone dove la temperatura media esterna dell’aria nel nostro paese oscilla dai 10 ai 30 e più gradi”.
- E’ molto tempo che pratichi questo sport?
“Dal 2007. Ho iniziato, come dicevo prima, per caso, poi mi sono iscritta al Curling Club Biella, giocando assiduamente dal 2008”.
Tu hai vinto titoli sportivi molto importanti, uno in particolare…
“Sì, ho vinto la medaglia d’argento ai campionati mondiali femminili Senior di Curling del 2015, in Giappone a Sochi”.
La formazione Senior è una delle nove nazionali di curling in Italia.
- Apparentemente, il Curling non sembra essere una disciplina fisicamente molto dura, è così?
“E’ uno sport di testa. Io lo paragono sempre agli scacchi; viene infatti anche chiamato “scacchi su ghiaccio”. Devi usare la testa. Non ci si deve affannare per arrivare primi, al contrario. Ci vuole moltissima calma, strategia, logica. Ragionare è fondamentale. Senza questo esercizio mentale non si va da nessuna parte. E’ un’attività molto diversa da altre e, per quanto mi riguarda, addirittura contrapposta a molte di quelle che pratico tuttora”.
- Ti dedichi quindi anche ad altri sport?
“Equitazione, salto ostacoli, uno sport difficile che si risolve in poco più di un minuto. Lì devi essere veloce e non hai il tempo di ragionare. Nel Curling devi ragionare costantemente”.
- Se uno volesse praticare questo sport qui da noi, cosa deve fare?
“In Liguria non è presente nessun campo. Il posto più vicino a Bordighera è Pinerolo dove ci sono i campi Olimpici di Torino 2006”.
Vorrei passare all’aspetto tecnico del Curling. Ce lo puoi illustrare brevemente?
“Allora, noi vediamo questa cosiddetta pietra (stone), che viene spinta con la sola forza delle gambe, e non delle braccia, sul ghiaccio, fino a raggiungere un punto. Dietro a questo gioco apparente esiste una complicata tecnologia. Il Curling nasce in Scozia, da qui il termine stone, la pietra in granito alla quale viene data la spinta, che pesa 22 kilogrammi e, come dicevo, viene lanciata verso il centro. E' un gioco simile a quello delle bocce. La differenza fondamentale è che essendo uno sport di squadra, non è importante solo il lanciatore, in quanto, essendo il campo molto lungo, 35 metri, egli non può vedere dalla base il centro all’estremo opposto, per cui ha bisogno del compagno che ragiona e ti indirizza sulla giocata. Completano la squadra, di 4, due giocatori che hanno in mano la cosidetta “scopetta”, questo accessorio che viene mosso avanti e indietro, davanti alla stone. La partita dura 10 “mani”, 2 ore, per cui non sempre si riesce a stare per tutto quel tempo ad una temperatura di -4°”.
- E’ così importante il ruolo della scopetta?
“E’ determinante. Serve a scaldare il ghiaccio e quindi a modulare la corsa dello Stone. Anche un capello può deviarne la traiettoria! Infatti il costo di questo strumento si aggira dai 200 ai 500 euro e viene fabbricato in Canada come le apposite scarpe (in Canada il curling insieme all’Hockey è sport nazionale)”.
- Progetti per il futuro?
“Continuerò a giocare in serie A in quanto spero di poter partecipare ancora ai prossimi mondiali”.
- Ti ringrazio moltissimo per questa intervista e tantissimi auguri pe la seria A e per le tue prossime importanti sfide.

Eugenio Conte
20 settembre 2016

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