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FRANCO ZOCCOLI |
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Nasce a Bordighera, a
Montenero, il 23 novembre 1945 dove ha
sempre svolto l'attività di floricoltore.
Appassionato lettore, si avvicina
casualmente alla scrittura, già in età
matura, scrivendo preferibilmente nel
dialetto locale ed iniziando sempre
casualmente un rapporto che oramai si
protrae nel tempo con il periodico mensile
locale "La Voce Intemelia".
Collabora fattivamente anche con il "Paize Autu" giornale mensile web dell'
associazione bordigotta "Riveiu Burdigotu"
del quale è uno dei soci più attivi e con bordighera.net. Ama descrivere luoghi
particolari che fanno parte del toponimo
bordigotto in brevi racconti di fantasia,
alternati a brevi scritti su personaggi,
fatti od aneddoti che raccoglie tra la gente
e adatta alla scrittura sia in dialetto
bordigotto che in italiano.
Può definirsi raccoglitore e promotore delle
tradizioni e della cultura spicciola della
nostra città, e sopratutto della nostra
gente. E' autodidatta e sempre disponibile
ad ogni progetto che riguardi le nostre
radici.
Particolarmente legato e devoto alla vita e
alle iniziative di Padre Giacomo Viale ha
già iniziato a pensare ad un evento cui
tiene molto e che sarà nel 2012 ossia alla
commemorazione del centenario dalla morte
del "Fratin".
Ama il mare in tutte le sue espressioni ed è
un grande appassionato di motociclette. |
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LIGURI DI DIADORO |
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Come sempre, girando e
rigirando alla ricerca delle nostre lontane
radici per ricordare a quanti hanno la
fortuna ancora oggi di abitare questa nostra
terra, Ecco cosa hanno scritto di noi i
primi storici che hanno avuto modo di
incontrare i nostri antenati, più di duemila
anni fa....
Così scriveva dei Liguri Diodoro Siculo (c.
80-29 a. C.).
I Liguri.
Questi abitano una terra scabra, del tutto
infeconda e vivono una sorta di vita gravosa
e inclemente a causa della fatiche e delle
ininterrotte tribolazioni connesse al loro
lavoro.
Siccome infatti il loro Paese è fitto di
alberi, alcuni di essi tagliano legna tutto
il giorno portandosi dietro possenti e
pesanti scuri di ferro. Altri, tutti presi a
lavorare la terra, spaccano perlopiù pietre
essendo il terreno oltremodo roccioso.
Con i loro attrezzi infatti non tirano su
una zolla senza una pietra.
Pur sopportando una tale angustia nelle
attività, con l'accanimento la spuntano
sulla natura e dopo aver molto ostentato
raccolgono pochi prodotti e a malapena.
In seguito alle diuturnità delle prestazioni
fisiche e alla scarsezza del vitto hanno
corpi snelli e gagliardi.
Nel tener testa ad una tale strapazzo hanno
al loro fianco le donne aduse a lavorare
alla medesima stregua degli uomini.
Fanno frequenti battute di caccia nelle
quali, catturando parecchia selvaggina,
rimediano alla scarsità di frutti del suolo.
Cosicché, passando la vita su monti coperti
di neve e assuefatti a valicare passi
incredibilmente ripidi, sviluppano corpi
scattanti e muscolosi.
Alcuni per la penuria di prodotti agricoli
delle loro zone bevono acqua, mangiano carni
degli animali sia domestici sia selvatici e
si saziano degli erbaggio locali possedendo
proprio la regione che è inaccessibile alle
più amate tra tutte le divinità, Demetra e
Dionisio.
La notte la trascorrono al campo. Di rado in
certi poveri casolari o capanne, il più
delle volte però in cavità rocciose e
spelonche naturali atte a procurare bastante
riparo. In accorto con tali consuetudini
compiono anche le altre cose conservando
l'originario e non ricercato modo di vivere.
In generale in questi luoghi le donne hanno
l'energia e il coraggio degli uomini, gli
uomini quelli delle fiere. Si racconta per
esempio che nelle imprese militari il più
imponente dei Galli è stato sfidato a duello
e messo fuori combattimento da un Ligure di
magrezza estrema.
I Liguri hanno un armamento di assetto più
agevole di quello dei Romani. Li protegge
infatti uno scudo oblungo foggiato alla
maniera gallica e una tunica raccolta da una
cinghia; si ravvolgono in pelle di animali
selvatici additandoci una spada su misura.
Taluni di essi tuttavia, da quando fanno
parte dello Stato romano, hanno modificato
l'armamento rendendosi simili ai dominatori.
Sono intrepidi ed hanno maschia prova della
loro stirpe non solo in guerra ma anche e
proprio nelle circostanze della vita che
implicano terribili confronti.
A scopo di commercio navigano infatti
attraverso il mare di Sardegna e della Libia
gettandosi risolutamente in pericoli nei
quali è impossibile sperare aiuto.
Perché, valendosi di imbarcazioni più
rudimentali delle zattere e quasi totalmente
sprovviste delle attrezzature usuali in una
nave, affrontano in modo sbalorditivo le
circostanze più terrificanti scatenate dalla
tempesta. |
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