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Fin dagli anni '50 Bordighera è stato un
centro culturale decisamente animato, e
Seborga passava spesso le sue giornate nei
caffè del centro, intrattenendosi con coloro
che diverranno i suoi compagni di una vita.
Nei locali ormai scomparsi del Gran Caffè
della Stazione, o del Caffè Giglio
sull'Aurelia, poi del bar Chez Louis di C.so
Italia (davanti all'allora sede del P.S.I),
si è incontrata e formata più di una
generazione di artisti liguri: oltre a
quella di Seborga e dei pittori Balbo e
Maiolino, che all'inizio degli anni '50
fondarono i premi delle "Cinque Bettole" per
la pittura e per la letteratura, passando
libri e stimoli a scrittori come Sanguineti
e Biamonti, quella più giovane di Giorgio
Loreti e Angelo Oliva, che insieme a Seborga
scoprirono i poeti francesi, i surrealisti,
gli esistenzialisti e la politica. Tutti i
nomi sopra citati, e non solo, furono
variamente influenzati dall'azione continua
di formazione e incitamento
all'organizzazione giovanile che Seborga
portò avanti nella Bordighera di quegli
anni.
Nel 1956 Seborga, che già conosceva
Francesco Biamonti e faceva parte della
giuria delle "Cinque Bettole", lo indusse a
parteciparvi con la speranza che si mettesse
in luce: e infatti "Dite a mio padre" vinse
il concorso diventando il secondo racconto
pubblicato da Biamonti, il giorno dopo la
premiazione, il 12 agosto del 1956, su "Il
nuovo eco della Riviera". Si tratta di un
racconto di memoria sulla guerra e la
Resistenza, nel quale Biamonti sembra
ispirarsi proprio al Seborga de "L'uomo di Camporosso" e alla letteratura sulla
Resistenza francese di Vercors e Aragon, per
il suo tono a tratti da dramma popolare.
Anche la successiva pubblicazione di
Biamonti, l'estratto di romanzo (altrimenti
inedito) "Colpo di grazia", venne pubblicato
e presentato da Seborga in "A Barcà. Notizie
da Bordighera", un numero unico che
conteneva il catalogo delle opere esposte
nella mostra Chez Louis e alcuni scritti
inframmezzati da riproduzioni.
Seborga non perdeva occasione per promuovere
i suoi compagni e per Biamonti fu uno
straordinario ufficio stampa: fece scrivere
su un "Corriere Mercantile" che "Tra Bordighera e Ventimiglia si vede aggirarsi
lo scrittore Francesco Biamonti, premio 5
Bettole per un racconto, con una cartelletta
ricca di fogli, si tratta di un romanzo, ci
auguriamo che presto nasca sulla costa di
Ponente un nuovo scrittore valido, accanto
ai buoni pittori che già qui esistono
" ; in
seguito riscrisse sullo stesso giornale,
prendendosela contro i soliti "piccoli
giochi d'interesse localissimi", che
"bisogna sempre aiutare i migliori giovani
di qui. Lo scrittore Biamonti, già premio
Cinque Bettole, ha recentemente terminato un
valido romanzo, Colpo di grazia che sta
interessando i migliori editori" ; e ancora,
in un articolo dal titolo di Nuovi fiori
sulla nostra costa, Seborga citava "le
pagine scritte da certi giovani come Oliva, Lanteri, Loreti, per non dire del romanzo
"Colpo di grazia" di Biamonti, dimostrano
ampiamente che un clima di ricerca
intellettuale i migliori giovani hanno
saputo creare".
Il romanzo fu comunque scritto e riscritto
da Biamonti senza essere mai pubblicato ma
possiamo notare che il brano edito iniziava
con le seguenti parole: "Riusciamo sempre a
crearci una vita in una assunzione di uomini
e di cose, in una continua incarnazione,
visibile o segreta". Tutto Colpo di grazia
esplorava infatti il tema della
presenza/assenza alla realtà, caro a
surrealisti ed esistenzialisti e
probabilmente ispirato dagli infiniti
dibattiti con lo stesso Seborga. Rispetto al
racconto precedente di Biamonti, si può
notare in questo scritto una netta
evoluzione sia del linguaggio che delle
tematiche, e proprio in questa ci pare di
ravvisare il ruolo di Seborga: da un lato
per lo sforzo teso a dare al linguaggio e
alla pagina un valore ritmico superiore;
dall'altro poiché Seborga, avendo vissuto a
Parigi ha svolto in Italia una funzione di
cerniera tra due movimenti, quello delle
Avanguardie storiche e quello
dell'Esistenzialismo francese. D'altra parte Seborga conobbe a Parigi Jacob, Duchamp e
lavorò a "Europe" con Artaud, Aragon, Bloch,
Eluard, ma frequentò anche la Sorbona (come
già alcuni anni prima Ungaretti che vi
seguiva le lezioni di Bergson) e Camus,
Sartre, Simone De Beauvoir, Merleau Ponty.
La sua posizione sul realismo e il romanzo
fu sempre molto precisa e dichiarata: da
giovane si definì surrealista per la sua
frequentazione parigina di Artaud, Breton,
Eluard, Tzara e precisò poi che solo dal
surrealismo poté nascere il suo realismo, la
sua avanguardia internazionale, che in
Italia voleva proseguire l'opera di Verga,
Tozzi, Alvaro, Jahier
"Se non ci fosse
stato il Surrealismo forse non saremmo nati,
e anche molte delle tematiche
esistenzialiste erano già contenute nei
manifesti di Breton e di Eluard".
Seborga considerava quindi la propria fede
"realista" come una sintesi delle
avanguardie, e sostenne con consapevolezza
un ruolo peculiare per tanti giovani, liguri
e non, che gli è stato riconosciuto anche da
Edoardo Sanguineti:
Bordighera è legata al mio entrare nella
conoscenza della scrittura, per esempio.
Ecco, mi sedevo in un caffè, la mattina, e
lì, lontano dalla confusione di oggi,
leggevo, imparavo. Vi conobbi Guido Hess, un
romanziere torinese
il quale aveva
pubblicato qualcosa col proprio nome e, in
seguito, con quello di Guido Seborga. Ebbe
un momento di fama e poi fu ingiustamente
dimenticato. Di lui ricordo un primo romanzo
(si era nei primi anni '50) e un altro in
versi. Era un personaggio singolare, una
sorta di sperimentalista "ante litteram".
Passeggiavamo sul lungomare di Bordighera e
chiacchieravamo. Fu uno dei miei primi punti
di riferimento culturale e mi fece conoscere
Antonin Artaud, di cui mi prestò
"Héliogabale".
Sanguineti ricorda spesso che grazie a
Seborga scoprì l'Avanguardia, che era poco
amata dai neorealisti: "si trattava di
trovarli questi libri e Seborga me li
portava. Curioso, lui che scriveva romanzi
nient'affatto spregevoli ma nell'ambito di
una poetica neorealista, mi iniziò alla
conoscenza delle avanguardie storiche
Ma
era un tipo bizzarro".
Va sottolineato come i dibattiti, pubblici e
privati, promossi da Seborga a Bordighera
abbiano formato profondamente intere
generazioni: alle diverse iniziative già
messe in atto se ne aggiunse una nuova
quando, alla fine degli anni '50, il giovane
socialista Giorgio Loreti e altri suoi
colleghi chiesero aiuto anche a Seborga per
la fondazione dell'Unione Culturale
Democratica. Lo stesso nome del "circolo" fu
suggerito da Seborga, che era stato tra i
fondatori più impegnati dell'Unione
Culturale a Torino e forse voleva così
portar bene all'iniziativa. L'Unione ha un
primo nucleo nel 1958 a Vallecrosia, ma solo
nel 1960 promuove un convegno diretto da
Guido Seborga dal tema "Perché leggi?" a
Ventimiglia, iniziando attività regolari e
la pubblicazione de "Il giornale" come
Unione Culturale Edmondo De Amicis. La sede
fu trovata a Bordighera in un sotterraneo
sull'Aurelia, denominato "la Buca". Nel
programma si dichiarava il desiderio di
mettersi "alla testa delle forze giovanili
d'avanguardia che intendono un rinnovamento
in senso democratico e sociale dell'attuale
situazione italiana e internazionale" .
Oltre alla pubblicazione del giornale, il
circolo organizzava incontri e attività
culturali. Alcune erano di formazione
interna, come ad esempio le lezioni su
Tommaso Moro e Tommaso Campanella tenute da
Loreti nel dicembre del 1960, o quella di
Enzo Maiolino su Cézanne. Altre si tenevano
invece al Palazzo del Parco di Bordighera ed
erano di maggiore rilevanza, come le mostre
sui campi di sterminio nazisti e sulla
Resistenza italiana o lo storico Convegno
sull'Obiezione di Coscienza, che fu il primo
in Italia, nel 1962, con interventi di Guido Seborga ed Aldo Capitini.
Dal 30 dicembre del 1960 "Il Giornale" è
firmato Unione Culturale Democratica, viene
meno il riferimento a De Amicis, ed è
riformulato un programma più dettagliato. Il
numero di gennaio si apre con un articolo di
Seborga, Teppisti giovani e rossi, in cui lo
scrittore incita ragazze e ragazzi ad avere
il coraggio di prendere la parola, di
scrivere, di farsi sentire.
Sul "Corriere della Riviera" del 28 agosto
1963, Seborga scrisse dell'UCD: "Ne fanno
parte molti miei amici ed io non sono stato
mai impegnato nella direzione, non amo
simili uffici. È nata per impeto spontaneo
di un gruppo di giovani che desiderano
discutere a fondo tutti i problemi dell'ora
attuale". Aggiunse poi che alcuni anziani si
erano aggiunti al gruppo, ribadendo il
proprio impegno nella salvaguardia e nella
riuscita di tali laboratori per imparare "le
libere leggi dell'intelligenza".
La rivista dell'Unione Culturale Democratica
fu quindi il banco di prova, il primo spazio
libero per molti dei giovani, bordigotti e
non, che poi si dedicarono alla scrittura,
alla pittura, alla politica. Fin dai primi
numeri vi scrissero con Giorgio Loreti,
Beppe Maiolino, Angelo Oliva e in una delle
sue poche uscite di questo tipo Francesco
Biamonti. Andrebbe analizzato con attenzione
il testo di un lungo articolo scritto da
Biamonti nell'aprile-maggio 1961, in
occasione della morte di Merleau Ponty. I
legami tra quest'ultimo, Biamonti e Seborga
sono molteplici e come il filosofo francese,
Seborga fu conquistato dalla biografia di
Antonin Artaud su Van Gogh, intitolata Van
Gogh, il suicidato della società, tanto che
questa sarà all'origine del proprio
interesse sull'arte figurativa e i problemi
del rapporto tra la realtà e l'uomo.
Seborga, dalle pagine del "Corriere
Mercantile" o del "Lavoro", non scordava mai
di sottolineare la necessità (oltre che di
premi per i giovani) di nuove università
popolari per l'insegnamento delle
letterature e di nuove scuole di pittura
come quella tenuta da Balbo .
Negli anni '60, in rotta con molti editori,
intraprese con più continuità la sua
attività di pittore, curando anche alcuni
cicli di conferenze dal titolo "Incontri con
l'uomo" a Sanremo, a cui partecipò tra gli
altri il Nobel Salvatore Quasimodo.
Nel 1961, riuscirà a far ricominciare il
premio "Cinque Bettole", dopo un anno di
sospensione, riservandolo agli under 25 per
farlo ricrescere in quella "francescana
povertà" che lo caratterizzava. E vi sarà
coinvolto nuovamente Biamonti, facendo parte
(con presidente Seborga) della giuria che
premierà il ventunenne Angelo Oliva per il
racconto. Una grossa porcheria, e come
secondo il venticinquenne Bruno Gambarotta,
di Torino
un'altra insospettabile scoperta
Tali iniziative proseguiranno in modo più o
meno continuo per tutto il decennio, nel
quale Seborga riuscì a essere promotore di
un programma di mostre d'arte figurativa,
fece parte del comitato d'organizzazione del
ciclo di incontri artistici e letterari dal
titolo "Dibattiti Arti e Scienze" e della
commissione per il coordinamento delle
iniziative artistiche e culturali del Comune
di San Remo. Poi, riconvinta l'Azienda
Autonoma di Soggiorno e Turismo di Sanremo-Ospedaletti a investirlo
dell'incarico di realizzare un nuovo ciclo
di conferenze, Guido Seborga le inaugurò
nella Sala del Teatro del Casinò Municipale
il 21 febbraio del 1967 con un dibattito dal
titolo "Libri veri, libri falsi nella nostra
epoca", conferenziere lo scrittore e critico
Giancarlo Vigorelli (in quel periodo anche
Segretario Generale della Comunità Europea
degli Scrittori, Comes): tema, come sempre,
il realismo come "mezzo dialettico di
conoscenza della realtà".
CLAUDIO
PANELLA |