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"Storia di un bersagliere
alla guerra di Libia 1911-1912"
Graziano Mamone è di Bordighera, ha 28 anni
e un grande interesse per la ricerca
storica.
in questa sua prima pubblicazione (sta già
lavorando ad un prossimo libro) riporta le
vicende della guerra italo-turca per il
controllo della Tripolitania e della
Cirenaica, per mezzo della penna del
bersagliere ventimigliese Battistino
Ballestra, per l'esattezza originario di
Torri, figlio di panettiere e locandiera.
E' il 7 ottobre 1911 quando il giovane
soldato inizia a scrivere e raccontare del
suo viaggio verso un teatro di guerra
sconosciuto.
L'intenso quaderno di appunti è
testimonianza della sua guerra personale, ma
non solo, di quella di un'intera generazione
che suo malgrado sarà destinata ad una vita
futura piena d'incognite e privazioni.
Da un entroterra ligure, non ricco ma
tranquillo, il Ballestra seguirà le proprie
sorti belliche fino alle coste libiche.
Imbarcato a bordo del piroscafo Liguria,
egli parte con l'entusiasmo dei ventenni,
entusiasmo presto destinato a scemare tra
sangue e sabbia.
L'analisi storica è puntuale e diretta "Gli
arabi ci chiamano Ascar Gallina" perché
abbiamo le penne ed in certi momenti
sappiamo anche volare", e ancora "Sembra
quasi di trovarsi di fronte alla celebre
tela di Cammarano, La carica dei bersaglieri
di Porta Pia....", ma i nostri soldati non
avevano idea alcuna sull'ambiente che
stavano per colonizzare, davano per scontato
che gli abitanti del luogo accogliessero a
braccia aperte i nuovi arrivati perché
venuti a scacciare gli odiati Turchi, che
peraltro non avevano toccato
l'organizzazione interna della regione.
Presto i massacri di Sciara Sciat e Henni
rendono altissima la tensione; la guerra
"umanitaria" si trasforma in teatro di
esperimenti, morte e sofferenze inaudite.
Tra corpi sventrati, arti amputati, ciechi e
sordi, il Ballestra è tra coloro che ne
escono vivi.
Un vento funesto, il terribile Ghibly,
accoglie l'arrivo di due grandi navi
ospedale: la Regina Margherita e la Regina
d'Italia, segno che la guerra durerà ancora
a lungo.
Tuttavia la speranza e l'amor di patria dei
giovani d'allora farà scherzare e sorridere
nella quotidianità.
Si legge per mano di Battista Ballestra da
Homs a proposito del rancio "Oggi per
esempio ho pranzato con pasta in brodo e
sabbia, carne al lesso e sabbia, datteri in
grande quantità e sabbia e ancora vino e
acqua, caffè sempre con sabbia in grande
quantità".
Gli fa eco un commilitone con ironia "Menù:
una minestra in brodo con sabbia del
deserto, lesso con contorno di fucilate
arabe, formaggio, vino e dolce di shrapnel e
granate turche, infine grande
rappresentazione: Steminazione
all'italiana."
In ultima analisi, un libro che va letto,
per aprire una finestra su un passato
lontano, che ha di sicuro contribuito a
plasmare l'indole degli italiani, una pagina
di storia che dovrebbe essere di complemento
a ciò che si studia, con grande
approssimazione, sui libri di scuola. |