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Al genere Agave appartengono circa 300
specie di piante originarie del continente
americano, dalla California all'Arizona, al
Texas, Utah, fino ai Caraibi ed al Messico,
distribuite in territori che vanno dal
livello del mare a circa 2400 mt. s.l.m.
Il nome Agave deriva dal greco "agauos" che
significa "magnifico".
Sono piante succulente (piante grasse) di
dimensioni variabili, con foglie disposte a
rosetta basale (nella maggior parte dei casi
munite di denti e robuste spine), che
possiedono la capacità di trattenere l'acqua
al loro interno grazie a spesse cuticole
cerose; tra l'altro la disposizione delle
foglie è un ingegnoso adattamento
all'aridità, in quanto permette
all'esemplare di convogliare la scarsa acqua
piovana disponibile, verso il centro della
pianta e l'apparato radicale.
Buona parte di esse vive in aree
contraddistinte dalla quasi totale assenza
di piogge, con elevate temperature diurne e,
nei territori montani, con forti escursioni
termiche giornaliere o stagionali (per
questo motivo vengono definite piante
xerofile).
Presentano infiorescenze semplici o a volte
ramose, con curiose forme che le fanno
assomigliare a dei giganteschi candelabri;
alcune di esse sono policarpiche (fioriscono
più volte nel corso della loro esistenza),
altre sono monocarpiche, fiorendo una sola
volta nella loro vita tra il 10° ed il 40°
anno di età, e dopo di che muoiono (non
senza aver prodotto la tipica infiorescenza
che in alcuni esemplari può giungere a quasi
12 metri di altezza).
L'utilizzo di queste piante da parte
dell'uomo sembra risalire ad almeno il
10.000 a.C., e non c'è da meravigliarsi se
al giorno d'oggi dell'Agave se ne conoscono
ben 70 usi differenti, tra i quali la
lavorazione delle grandi foglie per
ricavarne fibre tessili, l'estrazione dei
succhi per la preparazione di bevande,
sostanze medicinali, ecc.
Le popolazioni pre-colombiane dell'America
centrale le consideravano piante sacre e
persino i conquistadores spagnoli rimasero
stupefatti davanti a quello che definirono
"l'albero delle meraviglie".
Per fare qualche esempio, dalla lavorazione
delle foglie dell'Agave sisalana si ricavano
le fibre tessili, Sisal e Henequèn,
utilizzate per la produzione di vari
manufatti quali cordame, tappeti, cappelli,
ecc., molto diffusi negli stati del centro
America.
Dallo sfruttamento di altre specie si
ottiene una bevanda dolce chiamata Aguamiel,
dalla quale, con una successiva lavorazione,
si estrae uno sciroppo di Agave utilizzato
in sostituzione dello zucchero di canna.
Nei racconti di Libereso Guglielmi, nel 1940
il professor Mario Calvino (il padre di
Italo, lo scrittore), castrava le Agavi che
venivano coltivate nei campi della Stazione
Sperimentale di Floricoltura di Sanremo;
quando le piante stavano per fiorire, il
professore, munito di un tipo di
roncola-accetta, tagliava le foglie centrali
fino a ricavarne una specie di "coppella",
dove dalla larga ferita, ogni giorno
fuoriusciva una grande quantità di linfa
zuccherina, l'Aguamiel.
Il liquido veniva raccolto in bottiglioni da
due litri, e se lasciato fermentare ad opera
di alcuni batteri, questo si trasformava in
una sostanza liquida leggermente alcoolica,
il Pulque, che è tuttora una delle bevande
tradizionali più diffuse nel Messico.
Dalla lavorazione della parte centrale di un
altro esemplare di Agave, l'Agave tequilana,
si produce una bevanda alcoolica distillata
molto famosa: la Tequila, mentre il Mescal è
un altro distillato alcoolico ricavato
dall'Agave americana, dall'A. angustifolia,
dall'A. karwinski.
Inoltre da ulteriori manipolazioni di queste
grandi succulente, si estraggono sostanze
detergenti utilizzate come sostituto del
sapone o sostanze medicinali utilizzate come
lassativi.
Nel giardino mediterraneo l'impiego di
grandi esemplari di Agave è da consigliare
solamente a chi dispone di ampi spazi; nelle
aree verdi di ridotte dimensioni è opportuno
indirizzarsi verso le specie di dimensioni
più contenute, quali l'Agave
victoria-reginae, l'A. stricta, l'A.
schidigera, magari sapientemente collocate
nel giardino roccioso, sempre con
esposizione in pieno sole e su suolo
calcareo ben drenato, allo scopo di evitare
ristagni idrici che porterebbero pericolosi
attacchi fungini (da combattere con gli
accorgimenti sopra citati e con fungicidi
specifici).
Contro i più comuni parassiti animali che le
infestano, afidi e cocciniglie, si può
intervenire rimuovendoli manualmente con
l'ausilio di uno straccio imbevuto di acqua
e sapone neutro, oppure in caso di forti
infestazioni, con alcuni antiparassitari fra
i più comuni in commercio.
Sono sconsigliatele le concimazioni con
fertilizzanti ad alto tenore di azoto,
mentre sono da preferire i fertilizzanti
ricchi in fosforo, potassio e microelementi,
da incorporare nel terreno alla fine
dell'inverno, prima delle piogge
primaverili. |