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Da Bordighera alla conquista del Festival di Sanremo - 2a parte

Da Bordighera alla conquista del Festival di Sanremo - 2a parte

Dopo la pubblicazione ieri della prima parte:
http://www.bordighera.net/da-bordighera-alla-conquista-del-festival-di-sanremo-1a-parte-n62007
ecco la seconda, ed ultima, parte:
Solamente quando ad Ospedaletti si dovette fermare per il semaforo rosso, si rese conto che dietro, stava arrivando una vettura della polizia stradale che, a grande velocità e a sirene ululanti, li raggiunse e li bloccò mettendosi di traverso davanti alla loro vettura. Solo allora comprese che a febbraio, di sera, era difficile trovare dei venditori ambulanti di articoli da spiaggia, come li aveva confusi, poco prima, a Bordighera.
Ne convenne mentalmente che aveva fatto una grande cazzata. I poliziotti, nel frattempo, con i mitra spianati, avevano bloccato la Via Aurelia nei due sensi di marcia, anche perché aiutati da un autobus di ex-poliziotti ora in pensione, in gita turistica, che transitavano in quel momento sulla strada. Per i 58 pensionati in divisa, anche se ora un po' anzianotti, non parve vero, aiutare due colleghi alla cattura di un pericoloso criminale e usando delle transenne accatastate al bordo della strada, installarono un efficiente posto di blocco con tanto di filo spinato e trincea, utilizzando uno scavo che gli operai dell'acquedotto comunale avevano usaato in mattinata alla ricerca di una rottura fognaria.
Il Cavalier Mazzaluni venne fatto scendere, con la forza, dalla vettura, dopo la consueta richiesta dei documenti. Fu riconosciuto colpevole di ben 24 infrazioni stradali, più il mancato pagamento del canone tv ed emissione di gas nocivi in luogo pubblico. Ebbene si, il Cav. Mazzaluni visto tutto questo spiegamento di forze dell'ordine, si era letteralmente cagaato addosso, emettendo degli odori veramente micidiali. Fatto sdraiare direttamente nello scavo, stava per ricevere il colpo di grazia, quando intervenne una pattuglia dei Carabinieri che, fatta ripartire la corriera con i pensionati e ristabilita la circolazione, si diressero, con i due poliziotti, verso il bar più vicino per gustarsi un buon caffè.
Il Cavaliere Mazzaluni restato solo, dopo un momento di sbigottimento si alzò, e dopo aver utilizzato una tanica d'acqua che si trovava al bordo strada dove erano accatastate le transenne, per pulirsi sommariamente, risalì sulla vettura e lentamente ripartì, mentre la moglie, seduta accanto, si era appena svegliata e con voce sonnolenta chiese al marito perché si era fermato, dato che erano in ritardo.
Arrivati a Sanremo, in Piazza Colombo, e non trovando più posteggi liberi, lasciarono la vettura ancora col motore acceso, al classico posteggiatore abusivo, conosciuto meglio come Tonino Mosenneita, il quale oltre le chiavi, pretese il pagamento anticipato, che quella sera costava solamente 120.000 lire, compreso di IVA e ricevuta fiscale.
Si presentarono all'ingresso principale, ma appena il Cavaliere mostrò i biglietti, i commessi scoppiarono in una fragorosa risata. Erano, sì biglietti per il Festival di Sanremo, ma di quello di due anni prima. Così dopo le prime imprecazioni di Mazzaluni, vennero accompagnati cortesemente all'uscita, ricevendo nel didietro una serie di calcioni per accelerare il loro movimento. Nonostante questa piccola disavventura il Cavaliere Mazzaluni, acquistò prontamente due altri biglietti da un bagarino, con tanto di autorizzazione municipale di occupazione di suolo pubblico, al prezzo di circa un milione duecentoventimila cadauno, impegnandosi per questo la sua potente vettura UNO, un orologio con carillon con catena e firmando venti cambiali da centomila lire a garanzia.
Ma alla fine riuscirono ad entrare nel teatro. Alle venti e trenta erano all'interno dell'Ariston. Il commesso li accompagnò al loro posto ed il Cavaliere dopo aver generosamente elargito una suntuosa mancia di ben 450 lire, tutto ciò che gli era rimasto in tasca, si accomodarono nelle poltrone. Erano in 96a fila e davanti a Mazzaluni c'era una specie di torre di legno larga quattro metri per quindici d'altezza, perciò vista del palco ...zero.
Questo manufatto, costruito con assi dagli operai della RAI serviva per sostenere ben 285 fari, che a rotazione, quando erano in funzione, inquadravano il palco, solamente che ruotando per illuminare le varie zone dove si svolgeva il Festival, c'era un momento che questi proiettori quasi contemporaneamente, andavano a colpire con il loro fascio di luce, di varie migliaia di watt, la poltrona dove era seduto il Cavaliere Mazzaluni, accecandolo per alcuni minuti e dopo il 18° passaggio di questo sole artificiale, l'uomo cominciò a farneticare come se fosse colpito da una pseudo folgorazione religiosa, cominciando ad elencare i nomi di tutti i Santi che, secondo lui, lo salutavano da un treno in corsa immaginario.
La situazione stava diventando pesante, in quanto il Cavaliere oltretutto, con le sue visioni, disturbava gli spettatori e le riprese televisive, perciò Pippo Baudo, presentatore e direttore artistico della manifestazione, abile nel risolvere ogni problema organizzativo, chiese con un cenno la messa in onda di un ulteriore spot pubblicitario ed appena s'interruppe il collegamento tv con il teatro Ariston, si diresse con la sua lunga falcata verso l'origine del problema. Avuto un rapporto su quanto stava accadendo, trovò immediatamente una soluzione. Nella torre di legno, venne praticata un'apertura sul retro ed una finestrella sul davanti, poi trasferite le due poltroncine all'interno, il Cavaliere con la sua signora, vennero fatti sedere. Tutta l'operazione costò in termini di tempo, esattamente 3 minuti e 56 secondi, mentre a Mazzaluni gli venne richiesta una considerevole somma, in quanto oltre al costo della mano d'opera, questo avanzamento di circa un metro, era passato dalla fascia popolare delle poltroncine, alla fascia vip. Considerando che ormai non aveva più un soldo, si dovette privare della collana similoro con ciondolo raffigurante San Policastro, la fede nuziale e firmare altre quindici cambiali da centomila lire cadauna. Alla quindicesima firma, il Festival incominciò.
Dopo appena dieci minuti dall'inizio al Cavalier Mazzaluni cominciò a brontolare la pancia. Da principio leggeri gorgoglii da lavandino per poi progressivamente aumentare fino ad arrivare a rumori simili a cascate delle Marmore, al che i vicini di poltrona cominciarono a protestare, prima verbalmente, poi lanciandogli di tutto, dalle caramelle, agli accendini, fino ad arrivare ad una scatola formato “Grande famiglia” di profilattici della marca Speramuben di ben 500 pezzi. Questi vennero raccolti prontamente dal Cavaliere al pensiero (possono sempre servire).
Anche se al Cavaliere erano almeno quindici anni che nelle sue mutande non c'era traccia di vita. Intervennero così i ventiquattro commessi che, preso di peso l'uomo, lo trasportarono alla toilette affinché terminasse il suo concerto acquatico. Ma appena si calò i pantaloni, ci fu un boato pazzesco, ingigantito anche dalla particolare costruzione dei servizi del teatro.
Comunque, questo simil-tuono si propagò in tutto l'edificio, facendo scattare immediatamente l'allarme. Per primi intervennero i Vigili del Fuoco e mentre un primo gruppo cercava di capire l'origine di quello che era sembrato uno scoppio, l'altro gruppo portava le prime maschere anti-gas cercando di far rinvenire con l'ossigeno gli spettatori più vicini alle toilettes. Fu la volta ad entrare nella sala della squadra speciale delle teste di cuoio che, scontrandosi con il battaglione San Marco, si misero a litigare per chi doveva portare in salvo la presentatrice Lorella Cuccarini, mentre una decina di uomini, in borghese, sembra appartenenti ad un vecchio e misterioso ordine dei Templari scalzi, si dava da fare per proteggere l'orchestra e il Pippo Nazionale. Per fortuna, dietro le tende, apparvero sei conigliette di Playboy, che con modi molto dolci e....sempre più dolci cercarono di calmare il pubblico, specialmente quello maschile che sembrava il più agitato.
Sospesero la diretta tv, mandando in onda per circa due ore e mezza spot pubblicitari. A questo lunga interruzione il Cavalier Berlusconi telefonò al Presidente della Repubblica Scalfaro protestando per lo scarso contenuto educativo dei consigli pubblicitari. Trovata la causa di tutto questo pandemonio, tutto ritornò alla normalità, tutto o quasi.
Il Cavaliere Mazzaluni sembrava sempre più impazzito, senza più i pantaloni, con solo la camicia, che poi si rivelò essere una lunga maglietta tipo camicia da notte con sulla schiena la scritta “I Love Perinaldo”.
Uscì dalla toilette, gridando frasi sconnesse tipo “Un giorno disse il grillo alla formica....” e “Finché la barca va, lasciala andare...”, alternate a scoregge micidiali. Poi s'introdusse in galleria, portando ovunque lo scompiglio. Scalzo, con i capelli tutti sparati e mostrando un certo rigonfiamento sotto la camicia da notte, frontalmente all'altezza del bacino. Una signora, che poi si venne a sapere che era la celebre Adalgisa Semprotti in Vacca, sposata, vedova,con 18 figli ed uno in arrivo, si precipitò sul Cavaliere cercando di afferrare il frutto proibito e nel trambusto che ne seguì, il famoso rigonfiamento si rivelò nient'altro che il pacco di profilattici uso famiglia di 500 pezzi. Sorpresa e delusa spintonò il Mazzaluni che, facendo un volo di alcuni metri, precipitò in platea sul corpo di Derelitta, la povera moglie di Toni Catozzo.
Ormai la manifestazione canora era compromessa. Nuovamente intervennero le forze dell'ordine mentre il Cavaliere, senza più ritegno, continuava a cantare “...Finchè la barca va...”, saltando da una poltrona all'altra, sputando ed emettendo conati di vomito. Il caos era completo. Le telecamere, ormai abbandonato lo spettacolo musicale, cercavano di seguire il Cavaliere in tutti i suoi spostamenti. Il massimo arrivò quando Mazzaluni raggiunse il palcoscenico e, portando via il microfono ad Edvige, le strappò il vestito, scoprendo ciò che di bello c'era ancora da vedere. Solo a quella visione, il Cavaliere sentì un coro di angeli ed un tintinnìo di campanelli e con voce candida, di chi da troppo tempo aveva raggiunto la pace dei sensi, esclamò “Chi vive onestamente, scopa solo con la mente”. Detto questo crollò svenuto definitivamente a terra, riportando la pace nel teatro Ariston.
- Fine della seconda, e ultima, parte.

Giancarlo Traverso
14 ottobre 2016

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