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Da Bordighera alla conquista del Festival di Sanremo - 1a parte

Da Bordighera alla conquista del Festival di Sanremo - 1a parte

Era il 1993.
Ore 19.00: il Cavaliere Gianpaolo Mazzaluni, seduto sulla sua poltrona preferita, posizionata sul terrazzo della sua abitazione, osservava il porto di Bordighera, ma la mente era altrove finché, alzandosi di colpo, gridò “Pina andiamo!”.
Si, questa volta sarebbe andato al Festival di Sanremo. Diede ordine a sua moglie di prepararsi come meglio poteva, perchè questa volta avrebbero formato la coppia più ammirata ed invidiata della serata.
Lui, il Cavaliere, dopo aver aperto l'armadio a specchi di 36 ante, rimase indeciso su cosa indossare.
- La prima soluzione fu quella del famoso completo pseudo-tirolese del 1948, composto da: scarponi di legno con chiodi di ferro sotto la suola per dare importanza alla camminata, calzettoni a quadri gialli e neri in lana, spessi due centimetri, che gli arrivavano sotto il ginocchio, con due pon-pon sempre di lana attaccati nel risvolto superiore. Questi pon-pon inizialmente, camminando, dondolavano energicamente, perché uniti alle calze da un filo molto robusto che causarono al Cav. Mazzaluni più di una caduta, specie l'ultima, diversi mesi prima, a Roma, quando s'inciampò in cima alla scalinata di Trinità del Monti e ruzzolò fino in fondo, in Piazza di Spagna, travolgendo al suo passaggio tre venditori ambulanti, due suonatori di chitarra e quindici turisti cinesi.
Risultato quattordici feriti di cui sei gravi, e lui, il cav. Mazzaluni al grido “Scusate, mi sono inbelinato” ebbe la meglio e finì nella celebre Barcaccia, la fontana del Bernini, col setto nasale rotto e mancante di una parte dell'orecchio destro, amputato dalle corde di una chitarra travolta nel ruzzolone.
- Seconda soluzione: pantaloni che gli arrivavano poco sopra il ginocchio, in pelle verde scuro con ricami e scritte inneggianti alla liberazione di Gianin Bastiancuntrariu, celebre irredentista della Valle Buona, ed all'indipendenza del Principato di Seborga, bretelloni larghi trenta centimetri che gli permettevano di tenere i pantaloni uso quasi maglietta, fino a sotto le ascelle ed infine la camicia, anche questa, nera e gialla a quadri ed il famoso copricapo, cappello a tre punte, con lunghe piume d'uccello ereditato da un lontano zio della Langa piemontese.
Rivisti mentalmente questi episodi del passato, scelse il suo affezionato abito da cerimonia: completo nero con coda alla pinguino, vinto ad una pesca di beneficenza organizzata dai dirigenti della celebre ditta Nadia & Bulloni di Bordighera a beneficio del fondo “Figli illegittimi dei piccoli industriali dell'Estremo Ponente Ligure”. Questo abito era conosciuto di proprietà del fondatore della grande azienda, il Commendatore Alfredo Nadia, mentre poi si venne a sapere che non era altro che l'abito da cerimonia del maggiordomo di colore, Lutengo Ongo, sorpreso in atteggiamenti lussuriosi, completamente nudo, con la moglie del fondatore ed immediatamente cacciato via, con le sole mutande, lasciando l'abito in questione appeso al lampadario della camera. Ma tutto questo al Cav. Mazzaluni non interessava, per lui l'abito arrivava dalla casa del comm. Alfredo Nadia e questo gli bastava.
Detto fatto, dopo essersi lavato e finito un bottiglione da due litri di acqua di colonia “Vai col tango”, chiamò per l'ennesima volta sua moglie, ed appena pronti, uscirono di casa.
Salirono sulla mitica Uno turbo Supercompressa 28 Valvole, di colore rosso sbiadito, con ancora sul tetto un portasci e relativi attrezzi lunghi tre metri e venti in legno, mai più usati dall'ultima gara aziendale effettuata nel lontano 1965 sulle piste di Monesi. Dopo aver messo in moto il bolide si diressero verso Sanremo.
Sì, pensò, sarebbe stata una bella ed intensa serata. Attraversarono la zona di Arziglia completamente deserta, ad una velocità di 75 kilometri orari, ma quando uscirono dalla galleria, alle spalle del Grand'Hotel del Mare, videro una paletta fluorescente della polizia che intimava l'alt.
Ma per il cavaliere, quei due signori vestiti allo stesso modo, li confuse per venditori abusivi di articoli da spiaggia ed invece di rallentare e fermarsi, accelerò anche perché era già in ritardo di almeno mezz'ora.
- Fine della prima parte.

Giancarlo Traverso
13 ottobre 2016

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