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Secondo il rapporto "L'Imprenditoria
straniera in Italia nel 2010 in cifre" del Centro Studi Cna
sono oltre 230mila gli imprenditori immigrati.
Si riportano di seguito alcuni dati estratti dallo studio
sopraccitato che rappresentano la situazione
dell'imprenditoria straniera in Italia e di come sia
aumentata nell'ultimo quinquennio 2005-2010, quasi
raddoppiata passando dalle 116 mila unità alle oltre 230
mila. Sono dati molto importanti per riflettere sulla
continua evoluzione del nostro tessuto economico-sociale.
"L'incidenza degli immigrati nel sistema imprenditoriale
italiano oggi si attesta all'8,5% (5,7% nel 2005): mentre
infatti tra il 2005 e il 2010 il numero di italiani che
ricopre qualche carica aziendale (titolari, soci o
amministratori) è diminuito del 9,1%, quello degli stranieri
è cresciuto di oltre 40 punti percentuali (al 31 dicembre
2010 415 mila unità). Nel 2010 i lavoratori stranieri
occupati in Italia erano oltre 2 milioni, pari al 9,2%
dell'occupazione complessiva. Una percentuale inferiore, tra
i grandi Paesi europei, solo alla Spagna (13,9%), e
cresciuta nel periodo 2006-2010 del 12,3% (contro +1,9%
Germania, +3,2% Francia, +4,8% Spagna).
Edilizia, commercio e riparazioni sono i primi tre settori
nei quali operano le imprese straniere: il 37,4% nelle
costruzioni, il 34,8% nel commercio e nelle riparazioni, il
9,9% nel manifatturiero, il 4,3% (soprattutto tessile,
abbigliamento, articoli in pelle) nei servizi e il 3,8% nei
trasporti e nelle comunicazioni. E' l'Italia
centro-settentrionale, in particolare la Lombardia, l'area
in cui si concentra la quasi totalità dell'imprenditoria
straniera: circa l'87% delle aziende i cui titolari hanno
una cittadinanza estera - evidenzia la ricerca - ha sede nel
Centro-Nord, con un picco del 23% per la regione di Milano.
Sul totale delle imprese straniere il 36,7% si trova nel
Nord-Ovest, il 24,1% nel Nord-Est e il 26,4% al Centro. Sei
le regioni dove si concentra il 78,2% delle aziende
straniere: Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte,
Toscana, Lazio. Nelle restanti 14 regioni il peso delle
imprese di immigrati è residuale, tra il 3 e lo 0,5%. Un
quadro che, secondo lo studio, potrebbe vivacizzarsi nei
prossimi anni: tra il 2008 e il 2009 infatti gli aumenti più
consistenti di stranieri si sono registrati in regioni fino
a quel momento 'residuali' (16%), come Umbria (70,4%),
Puglia (+26,3%), Molise e Liguria (+22,1%)". Altro dato
interessante è costituito dal fatto che quasi un quinto
delle imprese straniere in Italia è gestito da donne. |