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Bordighera, i ricordi: andando al Sasso, corriere e corrierine

Bordighera, i ricordi: andando al Sasso, corriere e corrierine

Quella domenica, per andare al Sasso ho preso la corrierina. Mi ha fatto un certo effetto per-correre tutta la strada guardando il panorama d’intorno da una posizione privilegiata e senza l’assillo della guida. E’ stato passando davanti a quella vasca coperta con un tetto a tronco cono, situata poco pri-ma del paese, che mi è venuta alla mente un’abitudine di cui godevo da bambino.
Vincè (Vincenzo Zanni) guidava quella corriera senza muso, mentre Giacomo ne conduceva una con il muso lungo. Il servizio per il mercato di Sanremo lo faceva lui Vincè e tutte le mattine a ore impossibili (le tre) scendeva dal Sasso con il rimorchio carico di corbe, prevalentemente di garofani, da portare a vendere.
I miei la corba la lasciavano al fondo della discesa, sul ciglio della strada, tanto da essere già pronta per caricarla. All’ora stabilita la mamma o il papà si facevano trovare vicino ad essa per imbarcarsi sul mezzo.
Il viaggio fino a Sanremo trascorreva in silenzio poiché tutti i passeggeri ne approfittavano per recuperare ancora una mezz’ora di sonno.
Quella mattina, nella strada vuota della notte un camioncino si accodò alla corriera che con il rimorchio traballante, carico di corbe di garofani cara-collava verso Sanremo. Nessuno lo vide poiché si posizionò molto bene dietro il veicolo.
Immaginiamo che l’inizio dell’attacco possa essere avvenuto ad un semaforo o in seguito ad un rallentamento del torpedone. Uno di loro sali sul rimorchio e fece scivolare le corbe a terra mentre altri due le racco-glievano e le caricavano sul loro mezzo.
Non vi dico la sorpresa quando arrivati al mercato, gli assonnati floricoltori trovarono il rimorchio vuoto e i loro garofani da vendere volatilizzati.
Col tempo si venne a sapere chi fu l’artefice di tale vile attacco; vile poiché se vergognoso risulta rubare, farlo in quel modo e nei confronti di quella povera gente, la cui corba di garofani equivaleva ad uno stipendio di sopravvivenza, risultò ignobile.
Quella mattina il ritorno a casa fu mesto. I clienti di Vincè non fecero colazione a Sanremo com’erano abituati a fare, quasi festosi, dopo aver venduto con buon guadagno i loro fiori; e non portarono neppure a casa la “brioscia” ai bambini per la merenda delle quattro, quando uscivano da scuola.
Quella mattina Vincè non mi portò al Sasso; era demoralizzato per lo smacco subìto e per il danno occorso ai suoi clienti, che erano tutte brave persone, grandi lavoratori, che lui cono-sceva bene.
Ma l’indomani l’abitudine riprese.
Ero davvero molto piccolo, non andavo neppure ancora a scuola. Allora noi bambini eravamo come zingari; vivevamo sul Capo, senza che nessuno ci guardasse, anche se poi tutti ci guardavano, poiché era come se fossimo figli di tutto il Paese.
L’arrivo della corriera dal mercato di Sanremo era l’avvenimento della giornata, seguito poi da quello delle 11 con la corriera dal muso lungo, quella guidata da Giacomo che andava fino a Seborga.
Avevo preso l’abitudine di aspettare Vincè alla Maddalena ed il suo arrivo era sempre preceduto dal suono del clason che cominciava ad azionare da Villa Garnier .
Appena fatte le manovre per indirizzare il mezzo verso Sasso e scaricare persone e corbe, mi faceva salire e si partiva. Il mio posto era a cavallo del motore che in quella corriera era tutto dentro l’abitacolo. Mi immaginavo di essere a bordo di una diligenza nel mitico Far-West ed il “parirarirarì” nelle curve sostituiva l’urlo degli indiani. A Sasso, in prossimità della vasca col coperchio, Vincè girava la corriera e staccava il rimorchio poi mi riportava a casa e ad ogni curva ci dava col clacson per farmi contento.

Giancarlo Pignatta
5 ottobre 2016





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