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Bordighera: dalla passeggiata sul Beodo, la sua storia e monito per il futuro

Bordighera: dalla passeggiata sul Beodo, la sua storia e monito per il futuro

La giornata dedicata alla pulizia del Beodo si è conclusa, come preannunciato, con una passeggiata, accompagnati da un illustre estimatore di quel tratturo, Giancarlo Pignatta che tutti conoscono a Bordighera.
La pulizia era già stata fatta in precedenza dal Comune e dalla Forestale e questo, a detta di Marco Pecoraro, l'organizzatore del ritrovo, è stato un ottimo risultato: le istituzioni si sono sensibilizzate su un problema che sta a cuore a molti bordigotti.
Ma perché il percorso del Beodo è così importante, per quale ragione sprecare parole per quello che oggi è un viottolo che porta a campagne spesso lasciate a gerbido? La risposta è nelle parole accalorate dello stesso Pignatta che ci ricorda come la storia di Bordighera nata nel 1471 sia legata a questo canale dalla portata limitata, costruito dai primi abitanti della città per alimentare con acqua i mulini, le case, i lavatoi e gli orti.
Questo canale era la linfa vitale della vita cittadina ed era di vitale importanza per la sopravvivenza della comunità.
Ed è all'inizio del cammino, non ancora usciti dal paese vecchio che incontriamo la prima cisterna a ridosso di una casa. L'acqua che il beodo portava non era molta ed aveva bisogno di essere accumulata per poi defluire verso i sei frantoi, prima di raggiungere gli orti.
Questa cisterna ha necessità di un intervento di recupero cosi come il canale che costeggia il sentiero, ora coperto con il cemento, ma che una volta era il Beodo vero e proprio.
La galleria che attraversa la sovrastante via Dei Colli è la porta di ingresso reale di questo che per molti è un piccolo paradiso terrestre.
A terra, seminascoste, si intravedono le tracce di una conduttura in terracotta realizzata nel 1800 dall'allora sindaco, detta Acqua della Salute: una vera conduttura di acqua potabile proveniente dalle otto sorgenti molto più a monte che alimentava la fontana del Margiagé, una volta in centro paese.
Alcuni angoli di questo cammino offrono una vista sul mare e sul palmeto davvero mozzafiato.
Cosa costerebbe renderli agibili, con una panchina, un tavolo e una fontanella? Nessun stravolgimento, solo un minimo di manutenzione e qualche piccolo accorgimento per rendere più appetibile al turista che transita in quei luoghi la sosta o la passeggiata.
Poi il fiore all'occhiello è il palmeto che A Cumpagnia da Parmura segue volontariamente dove si effettuano studi sulle palme autoctone, si curano le nuove nate e ci si preoccupa di rimpiazzare con una palma nuova ogni palma che inevitabilmente muore.
E' importante ricordare che è il volontariato totale che tiene in piedi questa tradizione il quale ha donato lustro a Bordighera.
Punteruolo rosso, malattie, abbandono farebbero lentamente sparire una tradizione antica come la città stessa.
Ed eccoci giunti all'Auriva di San Giuseppe, lo splendido ulivo di oltre 500 anni che costituisce un altro punto di interesse del percorso. Questo ulivo è chamato così perché i proventi ricavati dalla vendita delle sue olive servivano per ultimare e mantenere un altare dedicato appunto a San Giuseppe.
Anche qui un piccolo intervento permetterebbe di realizzare un posto di ristoro con una fontana, un tavolo di legno.
Non è possibile trascurare un altro problema al quale va posto rimedio, non solo qui nel Beodo.
Certi percorsi, come la Scala Santa che veniva percorsa per andare al cimitero, sono stati bloccati dai privati abusivamente. Si sono appropriati di un suolo pubblico. Questo, ripeto, è avvenuto nel Beodo ma anche in molti altri sentieri collinari.
E' ora di sollecitare le forze dell'ordine perché vengano rispettate le leggi.
I cancelli che precludono il libero passaggio devono essere abbattuti, questo è un furto ed un sopruso fatto a danno di tutta la comunità.
Dietro al restauro del Beodo non c'è solamente una nostalgica voglia di passato, c'è una prorompente voglia di un futuro basato sulle nostre radici, sulla rinascita della città e sulla difesa di diritti spesso calpestati in nome della trascuratezza, della distrazione e spesso del malgoverno.
Questa anche se si vuol far finta di nulla è una triste realtà.
L'acqua deve tornare a scorrere limpida in quel canale, alla luce del sole, come la linfa di un paese che vuole competere ad armi pari con i cugini d'oltre confine.
Non come ora, acqua dispersa per le riane perché soffocata da quintali di cemento.
I cancelli dell'immobilismo, del sopruso e della rassegnazione devono essere gettati a terra e rimossi.
Chiunque pensa di prendere in mano le redini nei prossimi anni deve tenere presente questa necessità, questa richiesta dei cittadini.
Ma ancor di più questa esigenza del territorio nella competitività turistica con la Francia.
Se volgiamo lo sguardo a est vediamo quali danni è in grado di fare l'uso indiscriminato del cemento ed il mal governo.
Ospedaletti sia un monito per tutti.
Tutti noi vogliamo che per Bordighera il futuro sia ricco di presenze curiose ed appassionate, rispettose ed incantate delle fioriture, delle strutture e del nostro mare e dell'entroterra.
Bordighera, la sua storia ma soprattutto il suo futuro si merita questo, è un suo diritto ed è un nostro dovere fare in modo che sia così.

Valerio Moschetti

25 giugno 2012



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