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Bordighera Alta: l'autunno del nostro scontento - terza e ultima parte

Bordighera Alta: l'autunno del nostro scontento - terza e ultima parte

Dopo la pubblicazione della prima parte:
http://www.bordighera.net/bordighera-alta-lautunno-del-nostro-scontento-prima-parte-n62712
e della seconda parte:
http://www.bordighera.net/bordighera-alta-lautunno-del-nostro-scontento-seconda-parte-n62733
Ecco il seguito:
Abbiamo ripreso una analisi di qualche anno fa, sviluppata attraverso il sentire della piazza, che sarà anche la pancia della situazione, ma che evidenzia esigenze vere e vissute in un contesto delicato come il Centro Storico e abbiamo confrontato quanto è rimasto e quanto poco è cambiato (in meglio) nell’identica zona. Passeremo in rassegna argomenti quali la pulizia, la presenza di animali, di automobili, gli spazi per i giochi dei bimbi, le manutenzioni, il Capo e la Pineta.
3a Parte
- 1. Lavori e Manutenzioni:
Nel corso di cortei o processioni, quando si passa davanti all’ex lavatoio in via Circonvallazione si notano una serie di situazioni che gridano vendetta. Innanzitutto il selciato completamente sfaldato. Gli “astreghi” (le pietre) non più adeguatamente posizionati sono tutti saltati, anche sotto l’azione dirompente di auto e suv che transitano o stazionano in zona. L’isola ecologica qui creata con i vari cassonetti, risulta un insulto alla decenza, all’igiene e al decoro ambientale. Cosa costa ripensarla, anche alla luce del fatto che proprio sopra i multicolorati contenitori è stato ricavato un ameno angolo dove amano intrattenersi le donne del quartiere, a chiacchierare e far giocare i bambini. Alcuni paesenghi hanno suggerito di regolamentare il conferimento dell’immondizia; ad esempio vietare di depositarla durante la giornata ma conferirla dopo le 20 di sera, ovviamente pena sanzioni. Sempre dalle parti dell’ex lavatoio colpisce l’incuria dell’ex “Pension Anglaise”, con l’annesso giardinetto ricettacolo di immondizia, dove trionfano a turno topi e gatti randagi, nonché la discesa della via Miramare sporca e percorribile con difficoltà per via della scivolosità e della mancanza di appigli. Poco sopra colpisce lo smottamento della “prua” che da due anni fa bella mostra di sé proprio a due passi dal municipio con il finto pepe trionfante che mostra le sue radici attraverso i muri dirupati. Qui però ci consola il fatto che ne è stata finalmente deliberata la ricostruzione.
Dietro il municipio è stata issata l’incomprensibile barriera che impedisce alle carrozzine, anche dei portatori di handicap, di passare per recarsi ad esempio ai gabinetti. Se si voleva dissuadere la sosta delle auto bastavano due stele di pietra, ponderatamente piazzate.
1. A distanza di anni la zona dell’ex lavatoio è ancora piuttosto dirupata. La pavimentazione meriterebbe un completo ricondizionamento, operando ovviamente con il materiale più adatto e storicamente previsto. I bidoni dell’immondizia non ci sono più, poiché con l’avvio della differenziata è cambiato molto nel conferimento dei rifiuti. Recentemente inoltre sono iniziati i lavori all’ex “Pension Angleterre” dove verranno ricavati otto alloggi. La committenza è di un’agenzia immobiliare di Bergamo; sempre della città orobica sono progettisti e ditta che esegue la ristrutturazione. La discesa del Miramare è sempre ripida e scivolosa e sempre senza un man corrente più volte richiesto dagli usufruitori del persorso. Il muro della cosidetta “prua” è stato ricostruito tempo addietro così si sono potuti recuperare preziosi posteggi che in quella zona sono appannaggio dei residenti. Certo che gli stessi (posteggi) occorrerebbe segnalarli meglio per l’ordine della disposizione ed il recupero degli spazi. Il borgo è sempre in attesa di una rivisitazione dei corpi illuminanti che bisognerebbe ripensarli in maniera omogenea e adeguata all’ambiente. I carugi e le mulattiere circostanti sarebbero da manutenere anche in virtù dell’erosione che le ricorrenti, abbondanti piogge provocano. Le pietre che costituiscono la pavimentazione della Piazza Maddalena sarebbero da riposizionare; la loro sconnessione rende difficile camminarci. Un recente annuncio dell’Amministrazione ha comunicato l’esistenza di un progetto per la ristrutturazione dei muri bastionati che perimetrano tutto il fortilizio. Speriamo che non si tratti di vacui annunci. Ma tutto il borgo occorrerebbe ripensarlo con un’idea storico-ambientale e paesaggistica che lo renda accogliente, in virtù delle potenzialità turistiche che potenzialmente possiede oltre che quelle residenziali. Carugi, facciate, captazione e convogliamento delle acque piovane, sanificazione delle zone umide e ombrose. Insomma ce ne sarebbe da fare, ma se non ci si attiva mai, mai si farà qualcosa.
- 2. Il Capo e la pineta:
Il Capo è diventato un campo di battaglia. Oltre al parcheggio viene anche adibito ad area per scuola guida dei motocicli, per depositare materiali di risulta ed area di ogni cantiere che si monta in zona. L’area adibita al gioco delle bocce si presenta come un angolo di terzo mondo, con i “panettoni” che la delimitano divelti, per il parcheggio selvaggio delle auto durante i momenti di piena. E poi le sedie sporche o rotte, i tavoli fatiscenti ammucchiati all’occorrenza sopra il tetto dei gabinetti. Un biglietto da visita ignominioso per chi viene a trovarci e sulla spianata parcheggia l’auto. La pineta, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del Paese è anch’essa abbandonata all’incuria, alla sporcizia e alla mancanza di interventi manutentivi. I corpi illuminanti spenti o rotti e le panchine trascurate non invitano più ad intrattenersi a respirare l’aria balsamica e a godere del paesaggio sottostante. E a proposito di illuminazione e corpi illuminanti, ci agganciamo per denunciare la pericolosità di quelli situati nelle piazze e nelle vie del Centro storico, molti dei quali con i vetri rotti e pericolosamente incerti sulla testa dei passanti. Finiamo la nostra disamina con lo scandalo che rappresenta il “Cavetu”, che da anni è in quelle condizioni, alla mercè di conferimenti d’appalto sempre andati a vuoto. Così non può stare: se non ci sono soluzioni meglio buttarlo giù!
2. Del Capo abbiamo già detto molto nella seconda parte della nostra disamina. Certo, anche questa struttura avrebbe una potenzialità urbanistica, sotto il profilo del servizio che potrebbe rendere a turisti e residenti, se solo ci si applicasse attorno ad un’idea utile, originale ma anche percorribile. Oggi come oggi le possibilità ci sono, quello che manca sono i progetti giusti e a disposizione quando, come già successo in passato, c’è la possibilità di accedere a fondi specifici. Il “Cavetu” fortunatamente è stato ristrutturato e riavviato all’attività di ristorazione e intrattenimento; un locale davvero suggestivo, calato in un ambiente naturale così come lo vollero gli ideatori negli anni ’50.
La pineta è rimasta quella di allora. Bello il ricondizionamento del Marabutto, mentre rimangono da sistemare i viottoli che la percorrono. Ci sono zone che sono completamente abbandonate che danno il senso di un’incuria. Anche per il verde, sia quello verticale che il sottobosco occorrerebbe paesaggisticamente ridisegnarlo poiché costituisce il patrimonio unico e strepitoso del Capo che declina sulla scogliera del Santo Patrono la cui chiesetta ha subito, quella sì, una ambiziosa ristrutturazione.
- 3. L’analisi che abbiamo approfondito rappresenta impietosamente un Paese Alto ritornato indietro rispetto agli ultimi vent’anni. Un borgo poco accogliente, fermo nelle residenze (le seconde case) e nelle attività commerciali (non ci sono negozi). I ristoranti, su cui le vecchie amministrazioni avevano puntato, e i diversi bar tribolano un po’ tutti. I giovani appena possono scappano dal Paese e perfino in Chiesa ci sono solo più fedeli che vengono da fuori.
“U ciù bèlu paize du mundu”, come molto presuntuosamente amavamo qualificarci, non siamo più noi!
Fine.

a cura di Giancarlo Pignatta e Aldo Bacigaluppi
13 novembre 2016



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