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Anno 1708, a Vallebona manca il grano

Anno 1708, a Vallebona manca il grano

Anno 1708 a Vallebona manca il grano ed i due panettieri non possono panificare.
I surrogati come l'orzo ed altri, sono vietati dal Magistrato della Comunità.
Dopo la metà del 1600 si verificano le prime avvisaglie di un cambiamento  di clima, proprio come succede oggi, che spinge i nostri antenati proprietari di terreni dove scaturisce una sorgente o altri resi irrigabili tramite bedali,  beai, a sradicare secolari  piante di ulivo per impiantarvi cedri e limoni, il frutto dei quali è molto richiesto dal mercato, compreso il succo "l'agru de limun", ottenuto dai frutti fuori misura e da quelli tumefatti, che viene immesso in barili di legno e venduto ad un prezzo ben remunerato.
Questa nuova piantagione, molto redditizia, fa diminuire la coltivazione di grano, che a Vallebona quasi ogni famiglia coltiva per uso proprio e per vendere al mercato. La richiesta di grano da trasformare in farina è in costante aumento, poichè il consumo medio giornaliero di pane pro capite, supera i cinquecento grammi. Questo insieme di eventi fa sì che nella primavera del 1708 nel nostro Paese, i due fornai, chiamati i 'panatei', che hanno i forni comunali, ubicati nel tratto distinto col toponimo 'a muntà di furni vegli', non riescono a panificare per mancanza di farina, costringendo il popolo ad "arrangiarsi".
Questa incresciosa situazione viene valutata dal Console (siamo nel periodo  della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi), il quale si prodiga perchè non abbia mai più a ripetersi tale disagio.
Con questo principio il giorno 24 novembre del 1709 il capitano Simone Guglielmi, assieme a Giò Maria Rossi, accompagnati dal Console Giò Francesco Pallanca fu Antonio, che rappresenta Vallebona nella Magnifica Comunità degli Otto Luoghi ed ha la delega di procuratore per il buon governo, affinchè non venga più a ripetersi la carenza di grano con la conseguente mancnza di farina, convocano davanti ad un notaio, il commerciante di Bordighera Sebastiano Moraglia fu Battistino, proprietario di un 'bastimento'. per chiedergli di provvedere il grano  necessario ai due panettieri di Vallebona, almeno fino alla fine di giugno dell'anno prossimo, quando inizia la nuova mietitura.
Il Sebastiano Moraglia, davanti al notaio, si impegna a rifornire di grano i panettieri di Vallebona, almeno fino alla fine di giugno dell'anno prossimo.
Egli dice che può fare tutto da solo, non serve l'assistenza di nessuno, e nemmeno di coloro che ordineranno l'acquisto del grano. Impone inoltre che gli ufficiali o chi per loro, si devono accontentare se il grano che fornirà ai panettieri, non sarà acquistato nella giurisdizione di Ventimiglia, ma altrove. Il Moraglia pretende ancora che gli ufficiali Vallebonesi si obblighino a prelevare la quantità di grano necessaria ad ogni arrivo a Bordighera del suo 'bastimento', dice che è disposto a tenere in deposito nel suo magazzino tutto il carico, per questo servizio chiede il 2%  in più del prezzo pattuito per ogni mina di grano, che è di soldi 24 se non si superano le 20 mine.
Gli ufficiali Vallebonesi ed il console firmano l'atto stilato dal notaio, che qualche  mese dopo viene approvato dal Magistrato della Comunità di Genova.
Con questo rogito i panettieri di Vallebona, e quindi tutti i Vallebonesi hanno il pane assicurato. Trascorso il periodo degli Otto Luoghi, a Vallebona ogni famiglia amplia la coltivazione del grano, che viene trasformato in farina da due vecchi mulini: "u defissiu di mauriai", ubicato nel nostro territorio comunale in località  "in e cà nove", l'unico opificio impiantato nel torrente ad essere attrezzato anche a mullino per macinare il grano; l'altro denominato "u murin da runda" azionato dall'acqua del ritano "u valun du cuneu", ubicato nel territorio comunale di Seborga.

Giuliano Magoni Rossi
9 luglio 2015

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