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135 anni fa moriva Giovanni Ruffini: il suo romanzo rese famosa Bordighera

135 anni fa moriva Giovanni Ruffini: il suo romanzo rese famosa Bordighera

A 135 anni anni dalla morte del patriota e letterato Giovanni Ruffini, avvenuta il 3 novembre del 1881, vogliamo ricordarlo proponendovi la lettura di una pagina del suo romanzo più celebre: Il Dottor Antonio.
Romanzo ambientato, in parte, proprio nella Città delle Palme. E' qui che vive e svolge la sua professione di medico condotto il dottor Antonio; qui che conosce Lucy, giovane contessa inglese di salute cagionevole.
Pubblicato in inglese (lingua in cui Ruffini lo aveva pensato e scritto) nel 1855, il Dottor Antonio diventa in poco tempo un best seller, in grado di orientare la scelta di migliai di inglesi di soggiornare a Bordighera.
E' grazie a Ruffini se la piccola comunità di pescatori bordigotta diventa, nell'Ottocento, una rinomata città turistica nella quale, i residenti inglesi superano, in pochi anni, il numero degli indigeni del luogo.
Ne il "Paradiso degli Inglesi", lo scrittore Edmondo De Amicis scrisse: "E' un fatto che fra i primi Inglesi che vennero qui a passare l'inverno non ce n'era uno che non avesse letto "Il Dottor Antonio", poiché cercavano tutti la rifatta osteria del Mattone, dove fu portata la dolce Miss Lucy con la gamba rotta, come si cerca la supposta casa di un'altra ben più famosa Lucia nel villaggio d'Acquate; e della grande rinomanza fatta a Bordighera da quel romanzo in Inghilterra fanno coscienza i Bordigotti i quali professano alla memoria di Ruffini, ingiustamente dimenticato altrove, una vivissima gratitudine".
- Una pagina de "Il Dottor Antonio"
Bordighera fu la mia prima fiamma; non avevo ancora un pelo sul mento, quando vidi la prima volta... e quella gloriosa altura coronata di palme colpì siffattamente la mia infantile fantasia che ne sognai lunga pezza la notte...
Che aspetto orientale danno alla collina di Bordighera quelle palme ondeggianti. Si potrebbe credere di essere nell'Asia Minore.
... Sta dinanzi l'immensità del mare liscio come uno specchio e splendido delle tinte cangianti di un collo di colomba, il verde lucente, il porporino scuro, il soave oltremare, l'azzurro cupo di una lama di brunito acciaio, talora scintillante al sole, come diamante, talora ripiegantesi a mo' di nastro in rite di nivea spuma. Distaccansi fortemente su questo splendido fondo un gruppo di pescatori dalle rosse cappe e dalle rosse cinture, che tirano le loro reti a terra, e accompagnano ciascuna tirata con un grido simile a lamento, che l'eco della montagna ripercuote addolcito. Sulla diritta, verso ponente, l'argentea striscia della strada ondulata fra case sparse qua e là, o tra boschetti di arance e di palme, conduce l'occhio al promontorio di Bordighera; un masso enorme di smeraldo che chiude l'orizzonte, tagliato in forma di balena coricata con la sua larga coda sepolta nelle acque. Ivi in piccolo spazio, - vista veramente rinfrescante - vi si presenta ogni gradazione di verde che può rallegrare l'occhio; dal pallido grigio dell'olivo, alle scure foglie del cipresso; uno dei quali di tratto in tratto, come isolata sentinella, si stacca elevato di mezzo al rimanente. Gruppi di piumate palme, con la cima illuminata dal sole e il resto nell'ombra, stendono i loro larghi rami come piume di elmetti guerrieri sulla cima ove lo snello profilo della guglia torreggiante della chiesa si disegna spiccato nel cielo purissimo.
La costa a levante si addentra nella terra in curva graziosa, poi con gentile sporto a mezzogiorno si perde nel mare lontano lontano. Tre capi sorgono da questa mezzaluna, che abilmente riceve in seno l'ampio spazio delle lente acque; tre capi di diverso aspetto e colore giacenti l'un dietro l'altro. Il più prossimo è un nudo scoglio rossiccio, tanto abbagliante al sole che l'occhio vi si ferma a stento; il secondo riccamente boschivo, porta quasi mural corona un lungo villaggio sulla sua cresta; il terzo pare in distanza nebbia azzurra con una bianca macchia. Due bianche vele girano intorno a questo Capo. Tutto il complesso di coste, immerso nella luce, fuorchè dove un macigno sporgente proietta la sua grigia ombra trasparente, si vede riflesso capovolto con una grazia di tinte sbiadite nello specchio delle acque soggette. Terra, mare e cielo mescolano i loro diversi colori; e dalle loro varietà, come dalle note di una ricca e piena arpa, sorge una grandiosa armonia.
Atomi d'oro galleggiano nell'aria trasparente; e un'aureola color madreperla corona i taglienti contorni delle montagne.
Giovanni Ruffini

La Redazione
3 novembre 2016

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