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107 anni fa oggi moriva a Bordighera Edmondo De Amicis

107 anni fa oggi moriva a Bordighera Edmondo De Amicis

L'11 marzo 1908, 107 anni fa oggi moriva a Bordighera Edmondo De Amicis.
Nato in Piazza Vittorio Emanuele I, che ora porta il suo nome, presso Oneglia (sarebbe diventata Imperia nel 1923), De Amicis si trasferì presto in Piemonte con la sua famiglia.
Studiò prima a Cuneo e poi a Torino.
A sedici anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all'Accademia militare di Modena, dove divenne ufficiale sottotenente. 
Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza, assistendo alla sconfitta dei Sabaudi. Fu forse per questo motivo che crebbe in lui la decisione, a un certo punto, di lasciare l'esercito nel 1867, conservando, tuttavia, quello spirito patriottico tipico del periodo risorgimentale che si legge nelle sue opere, attraverso valori di disciplina militare come valido metodo educativo.
Divenuto giornalista, si trasferì a Firenze per assumere la direzione de "L'Italia militare" come organo del ministero di guerra. Di questo periodo riassunse la propria esperienza in una serie di bozzetti, raggruppati nella raccolta "La vita militare" (1868), pubblicata sull'omonimo giornale. 
Il ventiduenne Edmondo fu poi assunto nel 1868 dal giornale la Nazione di Firenze. Qui continuò come inviato militare, in Italia e all'estero, assistendo, tra l'altro, alla storica presa di Roma del 1870. In questo periodo, le sue corrispondenze andarono anche a formare vari libri-diari di viaggio: Spagna (1872), Ricordi di Londra (1873), Olanda (1874), Marocco (1876), Costantinopoli (1878/1879), Ricordi di Parigi (1879).
Lo scrittore si trasferì nuovamente a Torino, dove terminò quella che viene considerata la sua più grande opera: il libro "Cuore". Pubblicato per la prima volta il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell'anno) come libro per ragazzi, il romanzo ebbe subito grande successo, tanto che in pochi mesi si superarono quaranta diversi tipi di edizioni e decine di traduzioni in lingue straniere. Il libro, di forte carattere educativo-pedagogico, fu molto apprezzato anche perché ricco di spunti morali attorno ai miti affettivi (da cui il titolo) e patriottici del recente Risorgimento. Tuttavia, fu ampiamente criticato dai cattolici per l'assenza totale di tradizioni religiose (i bambini di Cuore non festeggiano nemmeno il Natale), specchio politico delle aspre controversie tra il Regno d'Italia e Papa Pio IX dopo la presa di Roma del 1870.
Dopo il successo di Cuore, seguirono altri libri come "Sull'oceano" (1889), "Il romanzo di un maestro" (1890), "Amore e ginnastica" (1892), "La maestrina degli operai" (1895) e "La carrozza di tutti" (1899).
Gli ultimi anni furono rattristati sia dalla morte della madre Teresa, alla quale era molto legato, sia dai continui screzi con sua moglie Teresa Boassi, che aveva sposato nel 1875. Si scatenavano spesso tra i due delle accese litigate, che contribuirono probabilmente al suicidio del figlio maggiore Furio. Questi, si sparò nel 1898 con un colpo di pistola presso una panchina del parco del Valentino. L'altro figlio Ugo, si ritirò nella solitudine delle passeggiate in montagna. Non solo questi eventi funesti portarono lo scrittore a cambiar casa, trasferendosi da Piazza San Martino in un piccolo studiolo dell'appena terminata Via Micca (al numero 10) ma, qualche anno dopo, ad allontanarsi definitivamente dalla città sabauda. Dapprima si recò in Sicilia e poi ritornò in Liguria, a Bordighera, dove morì improvvisamente per un'emorragia cerebrale nel 1908, in una camera dell'hotel Regina di Bordighera, albergo scelto dallo scrittore perché vi abitò, pochi anni prima, il poeta George MacDonald, che proprio lì vi fondò il centro culturale letterario Casa Coraggio, in via Vittorio Veneto, 34.
Il suo corpo fu immediatamente traslato e tumulato presso la tomba di famiglia, nel Cimitero monumentale di Torino, dove riposa accanto alla moglie e al figlio Fulvio.
Le immagini fotografiche sono di Pietro Raneri.

La Redazione
11 marzo 2011

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